{"id":101,"date":"2009-03-13T12:00:53","date_gmt":"2009-03-13T10:00:53","guid":{"rendered":"http:\/\/lnx.pitrelli-delvecchio.com\/?p=100"},"modified":"2009-03-13T12:00:53","modified_gmt":"2009-03-13T10:00:53","slug":"professionisti-liberi-e-molto-stressati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.stefanopitrelli.com\/?p=101","title":{"rendered":"Professionisti liberi e molto stressati"},"content":{"rendered":"<p><em>ECONOMIA: CETO MEDIO\u00a0&#8211; IL RICHIO DISCESA \/ Crollo dei clienti e parcelle non pagate: la crisi ora si abbatte anche su avvocati, architetti e commercialisti. Che chiedono ammortizzatori sociali.<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Se in Italia si inizia a parlare di ammortizzatori sociali anche per i professionisti, vuoi dire che la crisi \u00e8 pi\u00f9 &#8220;democratica&#8221; di quanto non si pensasse. C&#8217;era una volta il ricco popolo delle partite Iva. Ma se oggi ti guardi intorno vedi fior fior di studi legali internazionali, come Freshfields e Allen &amp; Overy, che fanno i conti con il coma dei loro migliori clienti, le banche d&#8217;affari. Poi c&#8217;\u00e8 il commercialista romano che non ce la fa a mandare avanti la baracca, o l&#8217;ingegnere campano che dall&#8217;impresa non vede un centesimo, o il pubblicitario torinese che si vede sospesi i paga menti da parte di una grande azienda italiana. \u00c8 la recessione, bellezza. E non risparmia pi\u00f9 nessuno.<\/p>\n<p>L&#8217;impatto della crisi sulla &#8220;casta degli studi&#8221; lo descrivono quelli di Confprofessioni, che stimano una diminuzione del lavoro (e dei ricavi) fra il 25 e il 30 per cento. Conseguenze di un&#8217;economia in picchiata: per ogni impresa che chiude, decine di professionisti perdono un cliente. La flessione \u00e8 trasversale e non risparmia nessuno, neanche gli studi pi\u00f9 affermati. Commercialisti, ingegneri e architetti hanno un calo di commesse che tocca punte del 30-40 per cento. Leggermente meglio il settore medico, con dentisti e veterinari che perderebbero solo il 25 per cento. Ma anche quando le imprese o i singoli cittadini proprio non possono fare a meno di andarci, dall&#8217;avvocato o dal notaio, c&#8217;\u00e8 poco da star allegri. Negli ultimi tre mesi del 2008 sono aumentati sia i clienti che rimandano il pagamento a tempi migliori (pi\u00f9 10 per cento) che quelli che non ce la fanno a onorare la parcella (pi\u00f9 5). Poco lavoro, pagamenti a singhiozzo, stress per recuperare i crediti. I professionisti annaspano. Come non bastasse, le banche stanno chiudendo i rubinetti anche al mondo del lavoro autonomo. Tempi duri per un esercito composto da un milione e 800 mila professionisti, che crea il 12,5 per cento del Pil.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9, se tendi l&#8217;orecchio, senti che arrivano le prime richieste d&#8217;aiuto. \u00abAbbiamo bisogno non solo di sgravi e incentivi, ma di correttivi strutturali\u00bb, sostiene Pierluigi Mantini deputato del Partito democratico e sostenitore delle ragioni degli Ordini. Insomma, di ammortizzatori sociali. Concetto strano per chi in altri tempi avrebbe continuato a galleggiare, decidendo in autonomia, grazie alla parcella, quanto guadagnare e arginando i danni grazie alla diffusa evasione fiscale. \u00abNon tanto strano per\u00f2 se si considera che gran parte del lavoro flessibile, lo stesso che nei momenti di crisi si contrae, si trova proprio nelle professioni regolate dalle partite Iva. Tanto che nelle fasce pi\u00f9 giovani c&#8217;\u00e8 rischio povert\u00e0\u00bb. Di iniziative, da parte del governo, non c&#8217;\u00e8 traccia: \u00abA differenza degli altri paesi europei e dell&#8217;amministrazione americana\u00bb, come osserva Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni. \u00abL&#8217;implosione di questa economia va a colpire, rapidamente e in profondit\u00e0, i ceti medio-alti\u00bb, spiega Carlo Carboni, sociologo e attento osservatore delle classi dirigenti del Paese. \u00ab Dal punto di vista sociale \u00bb, prosegue, \u00abse la crisi ha sicuramente impanato sulle professioni, sia i vertici che la base, \u00e8 perch\u00e9 sono le pi\u00f9 esposte al mondo finanziario\u00bb . Questo \u00e8 particolarmente vero, ad esempio, per gli architetti, che negli ultimi tempi hanno visto i fatturati ridursi del 20-30 per cento. \u00abLa verit\u00e0 \u00e8 che siamo in troppi, 150 mila iscritti e quasi altrettanti studenti\u00bb, chiarisce l&#8217;architetto Massimiliano Fuksas, \u00abe troppo legati a un mercato che costruisce per vendere case e uffici tutti uguali che nessuno comprer\u00e0. Ci vorrebbe un&#8217;edilizia di affitti, non quella dei Caltagirone\u00bb.<\/p>\n<p>Ma purtroppo cos\u00ec non \u00e8, e oggi che gli imprenditori edili prima di costruire ci pensano due volte (per loro il discusso &#8220;piano casa&#8221; di Silvio Berlusconi arriverebbe come manna dal cielo), \u00abil progettista si ritrova stretto fra chi lo paga due anni dopo la prestazione, e le banche che gli riducono i finanziamenti\u00bb: questo il quadro secondo Amedeo Schiattarella, presidente dell&#8217;Ordine degli architetti di Roma. Dove il privato piange, per\u00f2, il pubblico non ride: \u00abLa Pubblica Amministrazione costringe la prestazione professionale a deprezzarsi\u00bb, si lamenta Stella, \u00abquando offre gli appalti al miglior offerente andando al ribasso\u00bb. Come che sia, fioccano sconti mai visti: pur di lavorare, pur di avere visibilit\u00e0, il professionista accetta prezzi stracciati. \u00abQuesti ribassi fino al 70-80 per cento sulle parcelle non hanno credibilit\u00e0\u00bb, denuncia Schiattarella: \u00abTu ci rimetti, e ci rimette pure il cittadino\u00bb.<\/p>\n<p>Sostanzialmente simile la situazione per gli ingegneri. \u00abQuest&#8217;anno proseguir\u00e0 la corsa ai ribassi, che gi\u00e0 ha segnato l&#8217;ultimo trimestre 2008\u00bb, prevede Romeo La Pietra, responsabile del centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri. \u00abE a risentirne saranno redditi gi\u00e0 non elevati, visto che in media si guadagna attorno ai 35 mila euro l&#8217;anno\u00bb. Anche in questo caso, la causa \u00e8 della concorrenza al ribasso per gli appalti pubblici. Alcuni studi arrivano a rilanciare fino al 70 per cento in meno della base d&#8217;asta, pur di lavorare. E con i privati non va meglio: le imprese in difficolt\u00e0 faticano a liquidare i compensi.<\/p>\n<p>Per i pubblicitari le cose non sembrano andar meglio. \u00abSe conti quante aziende del nostro settore hanno chiuso nel secondo semestre dell&#8217;anno scorso c&#8217;\u00e8 da mettersi le mani nei capelli\u00bb, racconta sconsolato Lorenzo Strona, presidente dell&#8217;Unicom, associazione di imprese della comunicazione. \u00abGi\u00e0 gli investimenti pubblicitari in Italia erano al livello di Grecia e Portogallo. Ora la nostra redditivit\u00e0 \u00e8 in caduta libera, le commesse poche e non remunerative. Siamo al fondo? Temo di no\u00bb. \u00abChi ha cominciato negli ultimi anni si trova ridotto a mal partito. Anche perch\u00e9 sul credito non si pu\u00f2 fare affidamento. E se c&#8217;\u00e8 qualche dirigente che inizia ad autoridursi 10 stipendio, beh, non mi sorprende\u00bb. Poi c&#8217;\u00e8 chi di problemi non ne ha, come Oliviero Toscani, che punta il dito proprio contro la gestione delle agenzie di pubblicit\u00e0, \u00abpiene di manager che frustrano i creativi, spingendo sull&#8217;omologazione e sulle ricerche di mercato perch\u00e9 non credono pi\u00f9 nel rischio e nell&#8217;innovazione\u00bb.<\/p>\n<p>Il rischio iniziano a vederlo anche i commercialisti. \u00abSpesso i clienti non hanno la liquidit\u00e0 per pagarmi\u00bb, riferisce una commercialista romana: \u00abUna volta ad abbattere i costi non ci pensavo. Ora, pur di non licenziare devo ridurre gli orari di lavoro e gli straordinari. E preoccuparmi di far pagare chi \u00e8 in ritardo\u00bb.<\/p>\n<p>Le grandi aziende tagliano sui compensi, e i tempi di pagamento si allungano. Mentre le operazioni societarie, che contribuivano a portar lavoro, si fanno pi\u00f9 rare. Alla fine, nota il presidente dell&#8217;Ordine di Roma, Gerardo Longobardi, \u00abi commercialisti tendono ad associarsi per abbattere le spese d&#8217;affitto e di gestione degli studi\u00bb.<\/p>\n<p>Tanti avvocati, invece, quest&#8217;anno i propri studi li dovranno chiudere. Se ne dice certo Maurizio de Tilla, presidente dell&#8217;Organismo unitario dell&#8217;avvocatura, secondo cui il 65 per cento dei legali fatica a tirare avanti: \u00abSono soprattutto i pi\u00f9 giovani, con meno clienti, ad essere a rischio povert\u00e0\u00bb. Motivo per cui l&#8217;Ordine milanese, assieme alla Banca Popolare di Milano, ha deciso di farsi garante di prestiti da 30-40 mila euro per gli iscritti pi\u00f9 recenti. Per de Tilla la mazzata agli avvocati \u00e8 arrivata, s\u00ec, dalla crisi, ma anche dalle liberalizzazioni di Pierluigi Bersani: \u00abL&#8217;abolizione delle tariffe minime ha scatenato una competizione al ribasso. Oggi vedo avvocati farsi la guerra per cause da 250 euro. Oppure ricorrere al &#8220;patto di quota lite&#8221;, intascando la parcella solo a fine processo. Che con i tempi della giustizia significa esser pagati dopo anni. Ci avviamo alla proletarizzazione della professione\u00bb, conclude. Sar\u00e0, ma i cittadini la riduzione delle tariffe hanno mostrato di apprezzarla. Immuni dalla crisi invece gli studi pi\u00f9 specializzati, come Vitali-Romagnoli-Piccardi e associati, famoso perch\u00e9 fondato da Tremoliti. \u00abIl fatturato regge\u00bb, ammette Enrico Vitali, \u00abanche perch\u00e9 le consulenze fiscali non conoscono flessioni. \u00c8 un settore anticiclico\u00bb.<\/p>\n<p>Meno pessimisti i notai, sebbene anche per loro la recessione non sia indolore. \u00abNegli ultimi due anni abbiamo osservato una riduzione degli incassi del 23 per cento\u00bb, sostiene Paolo Piccoli, presidente del Consiglio del notariato, \u00abun po&#8217; per la crisi, un po&#8217; per la legge Bersani\u00bb. A pesare soprattutto il rallentamento del settore immobiliare (compravendite e mutui) e quello societario (costituzione di nuove societ\u00e0, aumenti di capitale). In alcune zone del paese pi\u00f9 di altre, come nel produttivo Nord-Est. Per Ernesto Marciano, notaio di Mestre e presidente dei notai del Triveneto, il blocco dell&#8217;immobiliare \u00e8 acuto e si riflette assai sul giro d&#8217;affari degli studi.<\/p>\n<p>Un modo per uscire dalla crisi per queste professioni ci sarebbe. Lo indica Carboni: \u00abLiberalizzare sempre pi\u00f9 le professioni stesse, aprendo i cancelli invece di tenerli sempre, e costantemente chiusi \u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ECONOMIA: CETO MEDIO\u00a0&#8211; IL RICHIO DISCESA \/ Crollo dei clienti e parcelle non pagate: la crisi ora si abbatte anche su avvocati, architetti e commercialisti. 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