{"id":124,"date":"2009-06-04T19:04:26","date_gmt":"2009-06-04T17:04:26","guid":{"rendered":"http:\/\/lnx.pitrelli-delvecchio.com\/?p=123"},"modified":"2009-06-04T19:04:26","modified_gmt":"2009-06-04T17:04:26","slug":"potere-alle-lobby","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.stefanopitrelli.com\/?p=124","title":{"rendered":"Potere alle lobby"},"content":{"rendered":"<p class=\"testo\"><em>ATTUALITA&#8217; \/ Farmaci. Assicurazioni. Taxi. Tariffe professionali. Una dopo l&#8217;altra, il governo sta smantellando le liberalizzazioni introdotte da Bersani. Esultano le categorie. E i consumatori incassano l&#8217;ennesima sconfitta.<\/em><\/p>\n<p><!-- inizio TESTO --><\/p>\n<p class=\"testo\">\n<p class=\"didascalia\">\n<p style=\"margin-bottom: 3px\" class=\"border1\">\n<p class=\"border2\"><img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/data.kataweb.it\/kpmimages\/kpm3\/eol\/eol2\/2009\/06\/04\/jpg_2100938.jpg\" \/><\/p>\n<p class=\"testo\"><!--more--><\/p>\n<p class=\"testo\">Se ti chiedono che cosa ricordi del governo Prodi, \u00e8 facile che vengano in mente le famose lenzuolate di Pier Luigi Bersani, il ministro che ha trasformato le liberalizzazioni in una &#8216;cosa di sinistra&#8217;. Si ricordano perch\u00e9 sono entrate nella vita quotidiana. Ad esempio quando si ricarica il cellulare e non si devono pi\u00f9 regalare 5 euro alle compagnie telefoniche, o quando si va al supermercato e si acquistano le aspirine a un prezzo pi\u00f9 basso che in farmacia. E come questi, anche altri passi avanti che avevano fatto rumore, riempiendo le prime pagine dei giornali.<\/p>\n<p>Molto pi\u00f9 silenziosi, invece, i passi indietro del governo Berlusconi. Un dietrofront agli ordini dei tanti poteri, pi\u00f9 o meno forti, in grado di far sentire il loro peso proprio su quei politici di centrodestra che (almeno in teoria) farebbero del libero mercato la propria bandiera. Pezzo a pezzo, le lobby dei farmacisti, avvocati, banchieri, assicuratori, tassisti e compagnia bella stanno smontando la rivoluzione di Bersani.<\/p>\n<p>A rischio \u00e8 ora uno dei migliori frutti di quella stagione: la parafarmacia. Grazie all&#8217;apertura della vendita di farmaci da banco al di l\u00e0 dei confini tradizionali, in Italia negli ultimi tre anni sono nati 2.700 punti vendita, fra parafarmacie e &#8216;corner della salute&#8217; negli ipermercati, dando lavoro a circa 6 mila farmacisti. Una novit\u00e0 vantaggiosa per i clienti: da quando c&#8217;\u00e8 la Bersani, la Coop ha stimato un risparmio medio per gli italiani intorno al 25 per cento. Lo conferma Altroconsumo: acquistando ad esempio le compresse di Vivin C al supermercato si risparmia pi\u00f9 di un euro, mentre la Tachipirina scende dai 4 euro della farmacia ai 3,10. Che calano a un euro e mezzo se si compra il farmaco equivalente prodotto dalla grande distribuzione.<\/p>\n<p>Dev&#8217;esser quindi uomo di salute ferrea Filippo Saltamartini, quel senatore del Pdl che di soppiatto ha presentato un emendamento-antibiotico per impedire la nascita di nuove parafarmacie, e far chiudere (in dieci anni) anche quelle gi\u00e0 esistenti. Un colpo di mano celato in un disegno di legge che con pillole e sciroppi ha ben poco a che vedere, trattando di lavori usuranti e sommerso. Tirano pi\u00f9 di fioretto i suoi colleghi, Maurizio Gasparri e Antonio Tomassini. I due stringono le parafarmacie in un angolo: da un lato proteggono le farmacie tradizionali, dall&#8217;altro consentono anche a bar e tabaccherie la vendita di confezioni pi\u00f9 piccole di medicinali senza ricetta, e senza l&#8217;obbligo di assumere un farmacista. Insomma, la ragione d&#8217;esistere della parafarmacia viene meno.<\/p>\n<p><!-- OAS AD 'Middle' - gestione 180x150 square inside --><\/p>\n<p style=\"display: none\" id=\"adMiddle\" class=\"testo\"><script language=\"JavaScript\">     <!-- OAS_RICH('Middle'); \/\/--><\/script><\/p>\n<p class=\"testo\">Nella battaglia delle corporazioni, i farmacisti sono comunque in buona compagnia. Solo qualche mese fa ben 13 ordini professionali sono stati richiamati dall&#8217;Antitrust perch\u00e9 riluttanti ad aprirsi alla concorrenza. Notai, geologi, psicologi e giornalisti prevedono ancora le tariffe minime abrogate da Bersani, mentre avvocati, ingegneri e architetti semplicemente aggirano il divieto invocando il &#8216;decoro professionale&#8217;. Come se trattare bene il cliente fosse un oltraggio alla categoria. I pi\u00f9 agguerriti nel cercare di ridurre la &#8216;lenzuolata&#8217; a un &#8216;fazzoletto&#8217; sono proprio gli avvocati, in testa il presidente dell&#8217;Organismo unitario dell&#8217;avvocatura Maurizio De Tilla.<\/p>\n<p>Nel marzo scorso il Consiglio nazionale forense ha depositato sulla scrivania del ministro della Giustizia Angelino Alfano una proposta di riforma che va esattamente in senso opposto alla libera concorrenza: ritorno alle tariffe minime, appunto, e accesso pi\u00f9 difficile alla professione. Il testo ora \u00e8 al vaglio della commissione Giustizia al Senato (dove, nemmeno a farlo apposta, trova il gradimento del Pdl).<\/p>\n<p>Altra fucina di instancabili lobbisti \u00e8 il mondo assicurativo. All&#8217;Ania, l&#8217;associazione delle compagnie, due bocconi amari non sono mai andati gi\u00f9. Il primo permette agli agenti di vendere polizze di societ\u00e0 diverse. Il secondo garantisce ogni anno all&#8217;assicurato la libert\u00e0 di lasciare la compagnia vecchia per una nuova. Per rimediare, il presidente della commissione Industria al Senato Cesare Cursi e il collega del Pdl Sergio Vetrella si sono subito messi all&#8217;opera, presentando due emendamenti-antidoto al disegno di legge sullo sviluppo industriale.<\/p>\n<p>Quello sul diritto di recesso \u00e8 passato: le assicurazioni potranno sequestrare i propri clienti per cinque anni, e gli incauti che volessero fuggire prima dovranno pagare una penale. Per l&#8217;altro emendamento nulla da fare, nonostante gli sforzi della premiata ditta. Non si pu\u00f2 dire che non ci abbiano provato: prima Cursi e Vetrella hanno presentato la loro modifica in commissione, senza successo. Poi ci hanno riprovato in aula, usando come testa d&#8217;ariete il capogruppo Maurizio Gasparri. Stavolta hanno dovuto arrendersi davanti al Carroccio leghista. &#8220;Ma la battaglia dell&#8217;Ania non finisce qui&#8221;, avverte Elio Lannutti, parlamentare Idv e presidente dell&#8217;Adusbef, &#8220;il presidente, Fabio Cerchiai, ha gi\u00e0 fatto sapere che torneranno presto alla carica&#8221;.<\/p>\n<p>Come le assicurazioni, anche gli istituti di credito hanno avuto da questo governo un bello sconto sulle liberalizzazioni. La libert\u00e0 per il cliente di spostare un mutuo da una banca all&#8217;altra (introdotta due anni fa) \u00e8 stata azzoppata da Giulio Tremonti in persona, l&#8217;uomo che ama definirsi nemico dei banchieri. &#8220;Hanno creato una situazione in cui quasi tutte le banche offrono le medesime condizioni&#8221;, commenta Antonio Lirosi, ex mister prezzi e braccio destro di Bersani nei giorni delle liberalizzazioni: &#8220;Cos\u00ec facendo scoraggiano la gente dal muoversi da un istituto a un altro&#8221;.<\/p>\n<p>Se alle corporazioni si sta pian piano restituendo il &#8216;maltolto&#8217;, il cittadino invece si vede privato anche della luce alla fine del tunnel: la class action, il collaudato (all&#8217;estero) strumento di difesa del consumatore dai soprusi delle imprese. All&#8217;italiano, che prima non aveva neanche idea di cosa fosse, l&#8217;aveva fatta sognare Hollywood, con Erin Brockovich (il film) e i legal thriller alla Grisham. Concepita con la Finanziaria del 2007, doveva entrare in vigore l&#8217;anno scorso ma, strenuamente osteggiata dalle lobby di telecomunicazioni, tv e banche, non ha mai visto la luce. E da quando la regia \u00e8 passata in mano al Cavaliere, la class action \u00e8 stata snaturata. Non \u00e8 pi\u00f9 l&#8217;associazione di consumatori a fare da battistrada, con i cittadini che vi prendeno parte con un semplice fax.<\/p>\n<p>Grazie al governo, ora sar\u00e0 il singolo a dover entrare in tribunale con tutte le carte, da solo, e rischiare in prima persona. &#8220;In America esiste il danno punitivo&#8221;, spiega Lannutti: &#8220;Se l&#8217;impresa si comporta male, oltre ai risarcimenti paga una sanzione pecuniaria che funge da monito per il futuro. Invece, proseguendo in questa direzione, da noi funzioner\u00e0 esattamente alla rovescia. Cos\u00ec se va male ti toccher\u00e0 pagare sia le spese processuali che il danno d&#8217;immagine all&#8217;azienda&#8221;. Di tasca tua, anche perch\u00e9 le associazioni di consumatori vengono di fatto tagliate fuori.<\/p>\n<p>Insomma, da &#8216;azione collettiva&#8217; a eroico e solitario martirio. In pi\u00f9, anche grazie all&#8217;emendamento di Alberto Balboni, senatore del Pdl, i suoi effetti non potranno essere retroattivi. Impossibile, quindi, che serva alle vittime dei vari casi Parmalat, Lehman Brothers o Alitalia.<\/p>\n<p>La class action se la possono scordare anche i pendolari di Trenitalia, che all&#8217;Authority per la concorrenza denunciano il peggioramento dell&#8217;offerta di un servizio &#8216;universale&#8217; solo sulla carta. Fra ritardi abissali, corse soppresse, orari improponibili e i treni veloci che hanno la precedenza su quelli regionali. A Trenitalia, per\u00f2, non dovranno crucciarsene: grazie al provvidenziale intervento della commissione Industria del Senato, il trasporto ferroviario locale rester\u00e0 comunque nelle loro mani per un bel pezzo (forse fino al 2021, ipotizzano sconsolati all&#8217;Antitrust).<\/p>\n<p>Con il ritorno all&#8217;affidamento diretto da parte delle regioni, infatti, non ci sar\u00e0 partita &#8211; n\u00e9 gara, n\u00e9 concorrenza &#8211; per nessuno. Dai binari all&#8217;asfalto, non certo pi\u00f9 &#8216;libero&#8217; pare il futuro dei mezzi di trasporto pubblici e degli altri servizi locali: rifiuti, acqua e energia. Dovevano essere questi i protagonisti della prima grande liberalizzazione del centrodestra. &#8220;La riforma del trasporto pubblico locale varata nel giugno dello scorso anno \u00e8 solo una finta liberalizzazione&#8221;, liquida Lirosi.<\/p>\n<p>Anche perch\u00e9 il regolamento che avrebbe dovuto darle il via libera gi\u00e0 nel febbraio scorso, da allora non s&#8217;\u00e8 mai visto. Magari \u00e8 meglio cos\u00ec, visto che, &#8220;come ha fatto notare anche Confindustria, il testo \u00e8 perfino pi\u00f9 indietro rispetto a quello concepito dal governo Prodi con Rifondazione comunista&#8221;. Gi\u00e0, Confindustria e le liberalizzazioni, un rapporto quanto meno schizofrenico: da un lato osannate, dall&#8217;altro osteggiate. La doppiezza \u00e8 ben incarnata dalla figura di Giampaolo Galli, direttore generale degli industriali italiani. Quando era all&#8217;Ania lottava ferocemente contro, oggi le richiede a gran voce. Ma solo quando fanno rima con privatizzazioni.<\/p>\n<p>Nessuna ambiguit\u00e0, invece, per i tassisti, che di liberalizzazioni proprio non vogliono sentir parlare. Erano gi\u00e0 riusciti a boicottare il primo pacchetto Bersani, spuntando tariffe pi\u00f9 alte a fronte di qualche licenza in pi\u00f9. Adesso hanno fanno sentire la loro influenza sul centrodestra per rendere la vita difficile ai propri concorrenti, cio\u00e8 gli autisti privati. Nasce cos\u00ec una serie di regole-capestro grazie alle quali dal prossimo 30 giugno le auto Ncc (noleggio con conducente) non potranno pi\u00f9 insidiare quelle bianche. E forse neanche lavorare.<\/p>\n<p>In Italia esiste infine un altro settore dove, regole o no, la concorrenza non l&#8217;hanno neanche mai vista passare. Ossia il gas, con l&#8217;Eni a farla da padrone. Qualche settimana fa (sempre in Commissione industria, sempre nel ddl Sviluppo) a sorpresa l&#8217;opposizione era riuscita a far passare un emendamento antimonopolio, prorogando dal 2010 al 2015 il tetto che impedisce a una singola societ\u00e0 di controllare pi\u00f9 del 60 per cento del mercato (ma che, tecnicamente, non viene rispettato neanche oggi). La boccata d&#8217;aria \u00e8 durata poco, la modifica bocciata. &#8216;Merito&#8217; del senatore ammazza-mercato, il solito Cursi, che ha fatto il diavolo a quattro per tutelare il cane a sei zampe.<\/p>\n<p><!-- inizio DATA --><\/p>\n<p class=\"data\">(<em>L&#8217;Espresso, 4\/6\/2009<\/em>)<\/p>\n<p><!-- fine DATA --><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ATTUALITA&#8217; \/ Farmaci. Assicurazioni. Taxi. Tariffe professionali. Una dopo l&#8217;altra, il governo sta smantellando le liberalizzazioni introdotte da Bersani. Esultano le categorie. 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