{"id":134,"date":"2009-09-16T19:17:09","date_gmt":"2009-09-16T17:17:09","guid":{"rendered":"http:\/\/lnx.pitrelli-delvecchio.com\/?p=133"},"modified":"2009-09-16T19:17:09","modified_gmt":"2009-09-16T17:17:09","slug":"brunetta-il-bluff-e-lui","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.stefanopitrelli.com\/?p=134","title":{"rendered":"Brunetta, il bluff \u00e8 lui"},"content":{"rendered":"<p><em>LA RISPOSTA \/ Il ministro della Pubblica amministrazione usa il sito del governo &#8211; che dovrebbe appartenere a tutti &#8211; per attaccare L&#8217;espresso. Il nostro commento e la nostra risposta.<\/em><!-- fine SOMMARIO --> <!-- inizio TESTO --><\/p>\n<p class=\"border2\"><img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"http:\/\/data.kataweb.it\/kpmimages\/kpm3\/eol\/eol2\/2009\/09\/16\/jpg_2109782.jpg\" style=\"width: 470px\" \/><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p class=\"testo\">Il ministro Renato Brunetta ha ritenuto di occupare un sito del governo italiano &#8211; pagato da tutti i contribuenti &#8211; per attaccare L\u2019espresso parlando di \u201cbluff\u201d in relazione all\u2019inchiesta pubblicata sull\u2019ultimo numero del nostro settimanale (e, integralmente, in questo sito).<\/p>\n<p class=\"testo\">Lasciamo ai lettori giudicare se il comportamento del ministro Brunetta sia stato corretto: non tanto nella difesa tecnica del suo operato da ministro, quanto negli attacchi rivolti &#8211; da un sito che appartiene a tutti i cittadini &#8211; a un giornale che si \u00e8 permesso di criticarlo. In particolare, ci riferiamo al video in cui Brunetta accusa L\u2019espresso di \u201cstare dalla parte di chi non vuole cambiare nulla, dalla parte della rendita\u201d.<\/p>\n<p class=\"testo\">Si tratta, in ogni caso, di un fatto inedito: finora in tutto il mondo &#8211; eccetto forse la Birmania o la Corea del Nord &#8211; i governanti non hanno mai usato i siti istituzionali per attaccare la stampa che li critica. Si tratta di una confusione tra pubblico e privato che c\u2019\u00e8 solo in Italia, e di cui evidentemente il ministro non ha contezza. Ma sull\u2019eleganza e la correttezza di questa scelta non c\u2019\u00e8 molto da aggiungere, dato che qualifica ulteriormente chi l\u2019ha fatta.<\/p>\n<p class=\"testo\">E\u2019 quindi esclusivamente per rispetto dei lettori &#8211; e non per interloquire con un sito del governo, che avrebbe altri compiti &#8211; che L\u2019espresso pubblica qui di seguito le sue risposte, punto per punto, alle argomentazioni e ai dati del ministro.<\/p>\n<p class=\"testo\">***<\/p>\n<p class=\"testo\"><em><strong>Brunetta<\/strong>: Si tratterebbe del fenomeno che in termini tecnici viene definito \u201cautoselezione del campione\u201d. Dell\u2019autoselezione soffrono per definizione tutte le rilevazioni statistiche campionarie senza esclusione alcuna, ma esistono tecniche consolidate di correzione di questo effetto che garantiscono la qualit\u00e0 dei risultati e noi le usiamo. Un campione che comprende un numero di amministrazioni rispondenti pari a poco meno della met\u00e0 del totale delle amministrazioni pubbliche (\u00e8 questo il caso del monitoraggio delle assenze) \u00e8 un campione decisamente ampio e di gran lunga pi\u00f9 numeroso rispetto a quanto la teoria statistica e la prassi consolidata ritiene sufficiente per condurre un\u2019indagine campionaria. In aggiunta, lavoriamo costantemente affinch\u00e9 tutte le Amministrazioni importanti per dimensione, tipologia e localizzazione siano tra i rispondenti, sollecitandole telefonicamente per spingerle alla risposta; soprattutto abbiamo affidato l\u2019indagine all\u2019Istat che ne garantisce la robustezza tecnica. \u00c8 del tutto falso che l\u2019Istat si limiti a \u201cpulire i dati\u201d, come affermato nell\u2019articolo, dato che conduce su incarico del Ministero un\u2019indagine con il rigore del pieno rispetto dei criteri metodologici propri della statistica ufficiale. <\/em><\/p>\n<p class=\"testo\"><strong>L\u2019espresso<\/strong>: I dati diffusi dal ministro sono tutt\u2019altro che impeccabili dal punto di vista statistico. Lo spiega ancora meglio, usando argomenti scientifici, Giulio Zanella sul sito di economisti <a href=\"http:\/\/www.noisefromamerika.org\/\">www.noisefromamerika.org<\/a>: \u201cLe indagini mensili del Ministero per la pubblica amministrazione e l\u2019innovazione non hanno valore scientifico (nel senso che non permettono di fare inferenza sul fenomeno di interesse, ossia la riduzione delle assenze nella Pubblica Amministrazione) perch\u00e9 si basano su un campione autoselezionato di amministrazioni che, per quanto numeroso (50% dei dipendenti pubblici) e \u201ccorretto\u201d dall\u2019Istat in base ad alcune caratteristiche osservabili, resta essenzialmente non casuale rispetto alla distribuzione delle assenze per malattia, che sar\u00e0 osservabile solo dopo la pubblicazione del Conto Annuale della Ragioneria Generale\u201d.<br \/>\nTre precisazioni aiutano a capire meglio: \u201cPrimo, l\u2019affermazione per cui dell\u2019autoselezione soffrono per definizione tutte le rilevazioni statistiche campionarie senza esclusione alcuna non sta n\u00e9 in cielo n\u00e9 in terra. Esistono indagini statistiche a campione chiamate \u201crandomized evaluations\u201d che non soffrono del problema di autoselezione. Ed \u00e8 questo lo strumento appropriato, quando utilizzabile, per valutare le politiche pubbliche \u2014 incluse le politiche per la riduzione dell\u2019assenteismo nella Pubblica Amministrazione. Secondo, il fatto che il campione sia la met\u00e0 dei dipendenti pubblici non vuol dire niente in presenza di autoselezione. Supponiamo che la met\u00e0 osservata riporti una riduzione delle assenze del 40% e la met\u00e0 non osservata sia caratterizzata da assenze stabili. Quant\u2019\u00e8 la riduzione effettiva? 20%. Osservare una met\u00e0 non casuale non aiuta in questo caso. Terzo, il ministro pu\u00f2 fare quello che vuole insieme all\u2019Istat, ma rendere un campione autoselezionato un po\u2019 pi\u00f9 rappresentativo in termini di tipologia istituzionale, numero di dipendenti e area geografica (cio\u00e9, appunto, pulire i dati) non vuol dire affatto renderlo rappresentativo rispetto alla riduzione delle assenze. Quali sarebbero gli altri criteri metodologici della \u201cstatistica ufficiale\u201d che garantirebbero questo risultato? Sollecitare telefonicamente le amministrazioni?\u201d.<\/p>\n<p class=\"testo\">***<\/p>\n<p class=\"testo\"><em><strong>Brunetta<\/strong>: \u00c8 anzitutto palesemente falso che manchi l\u2019istruzione: la scuola, infatti, \u00e8 monitorata dal Ministero dell\u2019Istruzione, Universit\u00e0 e Ricerca con un\u2019indagine ad hoc secondo la stessa metodologia. Le regioni sono sempre state incluse nel monitoraggio. Solo con riferimento al mese di luglio, i cui risultati sono stati pubblicati il 7 agosto in via provvisoria, la stima non comprende i dati regionali. Con la pubblicazione del dato di agosto verr\u00e0 diffusa la stima definitiva (comprendente i dati regionali) relativa al mese di luglio 2009. Quanto alle forze armate, la legge esclude l\u2019applicazione della normativa Brunetta a questo comparto. Non \u00e8 vero che mancano pezzi grossi dei ministeri o dei comuni. Rispondono tutti i Ministeri e in media tutti i comuni pi\u00f9 importanti.<\/em><\/p>\n<p class=\"testo\"><strong>L\u2019espresso<\/strong>: Non abbiamo sostenuto che il Ministero di Brunetta non pubblichi i dati sull\u2019istruzione tout court, ma che i numeri sul tasso d\u2019assenteismo ne sono privi. Cosa confermata dalla stessa Istat nel suo comunicato di venerd\u00ec scorso: \u201cLa rilevazione riguarda ministeri e Presidenza del consiglio (con esclusione del comparto Scuola, Forze armate, Forze di polizia), le altre pubbliche amministrazioni centrali, le Regioni, le Province, le Province autonome, i Comuni, le ASL, le Aziende ospedaliere e gli Enti di previdenza\u201d. Per quanto riguarda le Regioni, poi, nel mese di luglio non sono state prese in considerazione, e anche questo \u00e8 stato \u201cconfessato\u201d dall\u2019Istituto di statistica. Infine \u00e8 vero che grossi ministeri o enti locali mancano all\u2019appello a mesi alterni. Ripetendo e confermando quanto scritto nell\u2019articolo: \u201cA luglio mancavano i dati del ministero degli Interni e di quello dei Trasporti, della Provincia e del Comune di Milano, dei Comuni di Torino, Bari e Venezia. Quasi tutti, ad eccezione del Viminale e del capoluogo pugliese, erano invece presenti nella rilevazione del mese precedente\u201d.<\/p>\n<p class=\"testo\">***<\/p>\n<p class=\"testo\"><em><strong>Brunetta<\/strong>: Il monitoraggio non premia e non punisce nessuno, si limita a misurare le variazioni dei giorni di assenza con un dettaglio utile per valutazioni sugli effetti della normativa.<\/em><\/p>\n<p class=\"testo\"><strong>L\u2019espresso<\/strong>: Quando si pubblicano dati che stilano una classifica fra enti virtuosi (quelli che registrano una riduzione delle assenze, spesso a due cifre) e enti meno virtuosi (quelli che invece ammettono un aumento delle stesse) il giudizio di valore \u00e8 intrinseco ed automatico.<\/p>\n<p class=\"testo\">***<\/p>\n<p class=\"testo\"><em><strong>Brunetta<\/strong>: L\u2019effetto della normativa comporta uno scalino nei comportamenti di assenza per malattia dei lavoratori pubblici. Ci attendevamo e ci attendiamo per questo motivo che le assenze si stabilizzino su di un livello strutturalmente inferiore, grazie alla normativa Brunetta &#8211; ma non che queste continuino a ridursi per sempre. In altre parole, esiste un livello fisiologico di assenze per malattia e attorno a questo valore ci sono oscillazioni determinate da cause epidemiologiche.Le assenze per malattia dei dipendenti pubblici vanno riportate a questo livello fisiologico. Siamo anzi stupiti che nel mese di giugno e luglio, dunque a un anno di distanza dall\u2019introduzione della nuova normativa, si siano ancora verificate riduzioni consistenti del fenomeno. A giugno 2009, rispetto allo stesso mese del 2008, le assenze per malattia si sono ridotte in media del 27,4 per cento e a luglio 2009 i dati provvisori indicano un -17,3 per cento.<\/em><\/p>\n<p class=\"testo\"><strong>L\u2019espresso<\/strong>: Confermiamo quanto scritto: l\u2019effetto Brunetta, sulla base dei suoi stessi dati, si sta afflosciando. Come gi\u00e0 nell\u2019articolo: \u201cLa riduzione delle assenze per malattia registrata a settembre dello scorso anno, quando si era raggiunto il meno 44,6 per cento, \u00e8 stato il picco dal quale poi non si \u00e8 fatto altro che scendere. In modo graduale, ma inesorabile: meno 41 a novembre, meno 33 ad aprile, meno 27 a giugno, per finire con il meno 17 di luglio\u201d. Ossia una lenta inversione di tendenza che peraltro appare lampante dal grafico a pagina 9 della stessa risposta \u201cpunto per punto\u201d di Brunetta.<\/p>\n<p class=\"testo\">***<\/p>\n<p class=\"testo\"><em><strong>Brunetta<\/strong>: Il Ministro dice tutto visto che, nello spirito della massima trasparenza, ogni mese sul sito viene dato massimo risalto ai dati aggregati e a quelli di dettaglio e sempre sul sito \u00e8 possibile scaricare un copioso elenco di materiali, inclusi i primi risultati dei lavori della Commissione sull\u2019assenteismo.<\/em><\/p>\n<p class=\"testo\"><strong>L\u2019espresso<\/strong>: Il ministro non dice proprio tutto. E L\u2019espresso lo ha dimostrato.<\/p>\n<p class=\"testo\">***<\/p>\n<p class=\"testo\"><em><strong>Brunetta<\/strong>: I dati della RGS del Conto Annuale mostrano una caduta delle assenze per malattia e delle altre assenze retribuite nel 2005 rispetto al 2004, a cui seguono nuove crescite nei due anni successivi che hanno riportato il numero medio di giornate di assenza quasi allo stesso livello del 2004 (20,2 nel 2004, 19,8 nel 2007).<\/em><\/p>\n<p class=\"testo\"><strong>L\u2019espresso<\/strong>: I dati RGS citati dal ministro includono scuola e forze di sicurezza, quindi il dato che riporta \u00e8 corretto in s\u00e9, ma non \u00e8 omogeneo al campione che lui sta utilizzando (che infatti le esclude). Insomma, qui il ministro torna a bluffare.<\/p>\n<p class=\"testo\">***<\/p>\n<p class=\"testo\"><em><strong>Brunetta<\/strong>: Abbiamo gi\u00e0 dimostrato al punto \u201cObiezione 1? che ci\u00f2 \u00e8 falso. Aggiungiamo un po\u2019 di storia: nella fase iniziale \u00e8 stata condotta un\u2019indagine pilota allo scopo di testare il questionario e mettere a punto la metodologia. Dal mese di agosto 2008 ci siamo avvalsi del contributo dell\u2019Istat, che ha disegnato sotto il profilo metodologico e operativo il piano di indagine, provveduto a definire i piani di campionamento per le amministrazioni pubbliche pi\u00f9 numerose ed \u00e8 l\u2019Istat che cura le fasi di raccolta, verifica, codifica dei dati e il calcolo delle stime finali.<\/em><\/p>\n<p class=\"testo\"><strong>L\u2019espresso<\/strong>: Vedi la prima controrisposta.<\/p>\n<p class=\"testo\">***<\/p>\n<p class=\"testo\"><em><strong>Brunetta<\/strong>: I fatti lo smentiscono. Fin dal mese di agosto 2008 la rilevazione \u00e8 stata condotta in stretto coordinamento con gli enti territoriali e, in particolare, con la Conferenza delle regioni e delle province autonome, l\u2019UPI e l\u2019ANCI, e grazie alla pronta risposta delle singole regioni e degli Enti locali. Risultato: il campione che abbiamo a disposizione \u00e8, come si \u00e8 detto, molto ampio. Le Amministrazioni che rispondono sono ormai circa 4.800. E questo senza includere il monitoraggio della scuola effettuato dall\u2019Istruzione.<\/em><\/p>\n<p class=\"testo\"><strong>L\u2019espresso<\/strong>: 4800 amministrazioni rappresentano comunque meno della met\u00e0 dell\u2019universo italiano della Pubblica Amministrazione. Un campione peraltro viziato dalla politica del pi\u00f9 bravo che si fa avanti.<\/p>\n<p class=\"testo\">***<\/p>\n<p class=\"testo\"><em><strong>Brunetta<\/strong>: Siamo alle solite: si fanno passare luoghi comuni per fine teoria statistica. Lo spirito con cui vengono pubblicati i dati relativi alle singole amministrazioni, infatti, \u00e8 fare trasparenza e dare un dettaglio sulle singole realt\u00e0, e non gi\u00e0 fare la lista dei buoni e dei cattivi.<\/em><\/p>\n<p class=\"testo\"><strong>L\u2019espresso<\/strong>: Indipendentemente dallo \u201cspirito\u201d con cui si pubblicano i dati, l\u2019uso ricorrente della parola \u201cfannullone\u201d (adoperata anche sul sito del ministero) indica una rappresentazione della realt\u00e0 tutt\u2019altro che scientifica, quanto invece \u201ccastigatoria\u201d, ergo \u201cmorale\u201d (moralizzatrice o semplicemente \u201cmoralista\u201d).<\/p>\n<p class=\"testo\">***<\/p>\n<p class=\"testo\"><em><strong>Brunetta<\/strong>: Le valutazioni formulate dal dott. Gatto (Istat) cui si riferisce il settimanale l\u2019Espresso non sono mai state in alcun modo \u201cpassate sotto silenzio\u201d. Sono disponibili sul sito del Ministero per la pubblica amministrazione e l\u2019innovazione fin dal 25 giugno 2009. Si tratta di un contributo preliminare realizzato nell\u2019ambito dei lavori della Commissione sull\u2019assenteismo che il Ministero ha istituito nell\u2019inverno di quest\u2019anno per approfondire in modo trasparente il fenomeno dell\u2019assenteismo, le sue cause, i suoi rimedi. L\u2019analisi del dott. Gatto utilizza un\u2019altra fonte statistica: la rilevazione continua sulle forze di lavoro realizzata dall\u2019Istat. Senza nulla togliere a tale rilevazione, per evidenti motivi metodologici e di finalit\u00e0 dell\u2019indagine, rispetto al fenomeno delle assenze per malattia \u00e8 indiscutibile la maggiore attendibilit\u00e0 di un dato statistico frutto di elaborazioni di dati che provengono direttamente dagli uffici del personale delle amministrazioni. Peraltro non concordiamo con l\u2019affermazione che sono le donne ad essere penalizzate e questa volta perch\u00e9 siamo sicuri che quello di cui hanno bisogno le donne per non essere penalizzate \u00e8 uguaglianza di opportunit\u00e0 e non la possibilit\u00e0 di avere \u201cscappatoie\u201d moralmente dubbie, che per\u00f2 hanno costi molto alti proprio per le donne: minori possibilit\u00e0 di carriera, retribuzioni basse e alla fine una bassa pensione.<\/em><\/p>\n<p class=\"testo\"><strong>L\u2019espresso<\/strong>: \u00c8 un po\u2019 un cane che si morde la coda. Il ministro si appella all\u2019Istat per rendere pi\u00f9 verosimile (e pi\u00f9 sobria) la sua rappresentazione della realt\u00e0, ma quando lo si chiama a prendere in esame i dati dell\u2019Istat, ti risponde che i numeri pi\u00f9 attendibili sono i suoi (altro che quelli dell\u2019Istat!). Conclude Zanella: \u201cMi pare ragionevole pensare che il margine di errore dei dati Istat sia certamente minore di quello relativo a un campione fortemente auto-selezionato come quello del ministro\u201d.<\/p>\n<p class=\"testo\">***<\/p>\n<p class=\"testo\"><em><strong>Brunetta<\/strong>: Sulla base di quale fonte statistica Zanella argomenta le sue obiezioni? I nostri dati parlano chiaro, sono metodologicamente fondati, e non dicono questo.<\/em><\/p>\n<p class=\"testo\"><strong>L\u2019espresso<\/strong>: Lo spiega Zanella sempre sul sito di economisti italiani che insegnano in America. \u201cLe indagini del Ministro indicano una riduzione media delle assenze del 40% circa tra maggio e dicembre 2008. Assumendo che le assenze fossero costanti nei primi sei mesi del 2008, secondo il Ministro dovremmo osservare una riduzione del 20% circa nei dati della Ragioneria Generale (che dovrebbero essere pubblicati nel giro di un mese o due). Questa conclusione per\u00f2 si basa sul campione autoselezionato. La mia presunzione (e qui siamo nella sfera delle opinioni motivate) \u00e8 che la riduzione delle assenze nell\u2019altra met\u00e0 della popolazione sia pressoch\u00e9 zero in media e che proprio per questo restano nell\u2019ombra. Facendo media tra 0% e 20% otteniamo 10%\u201d.<\/p>\n<p class=\"testo\">***<\/p>\n<p class=\"testo\"><em><strong>Brunetta<\/strong>: L\u2019esplosione del numero di visite fiscali non spaventa. Anzi. Dimostra che con le modifiche apportate dalla l. 133\/08 si \u00e8 corretto un malcostume tutto italiano di non verificare l\u2019effettivo stato di malattia dei dipendenti. Il fatto poi che tutte le richieste di accertamento non siano evase \u00e8 irrilevante. La teoria economica insegna che ci\u00f2 che conta \u00e8 la credibilit\u00e0 della minaccia di ricevere una visita fiscale e non l\u2019accertamento in s\u00e9. Peraltro questo meccanismo colpisce proprio chi \u00e8 in malafede; il lavoratore realmente ammalato \u00e8 ovviamente indifferente a tale eventualit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p class=\"testo\"><strong>L\u2019espresso<\/strong>: L\u2019esplosione del numero delle visite fiscali, in s\u00e9, non dimostra niente, se non l\u2019applicazione alla lettera della legge. Che le richieste di accertamento non vengano fatte \u00e8 irrilevante solo nell\u2019ottica dello scarica barile. Che il cosiddetto fannullone \u201cin malafede\u201d si lasci spaventare da visite che spesso non ci sono i soldi per pagare \u00e8 tutto da vedere. E infine, il problema dell\u2019esplosione di costi legata all\u2019aumento delle visite, chiaramente, non tocca il ministero, che tanto, di suo, non ci rimette neanche un euro.<\/p>\n<p class=\"testo\">***<\/p>\n<p class=\"testo\"><em><strong>Brunetta<\/strong>: La critica riguardo alla \u201ccorrezione di rotta\u201d sulle fasce di reperibilit\u00e0 \u00e8 quanto meno singolare. Aveva fatto gridare agli \u201carresti domiciliari\u201d l\u2019estensione delle fasce giornaliere a un totale di undici ore e, adesso che queste sono tornate alle vecchie quattro ore, siamo accusati di aver fatto un passo indietro.<\/em><\/p>\n<p class=\"testo\"><strong>L\u2019espresso<\/strong>: Tecnicamente, non c\u2019\u00e8 nessuna accusa, quanto piuttosto una constatazione: il ministero \u00e8 stato costretto a fare un passo indietro.<\/p>\n<p class=\"testo\">***<\/p>\n<p class=\"testo\"><em><strong>Brunetta<\/strong>: \u00c8 proprio a questo che serve il monitoraggio: se compaiono risultati non in linea con gli obiettivi della normativa \u00e8 possibile fare analisi per capire e modificare la norma al fine di garantirne l\u2019efficacia. Con particolare riferimento alla dinamica delle assenze del Comune di Napoli \u00e8 gi\u00e0 stato avviato uno specifico approfondimento volto a comprendere le ragioni e le determinanti degli andamenti registrati.<\/em><\/p>\n<p class=\"testo\"><strong>L\u2019espresso<\/strong>: Prendiamo nota, e attendiamo speranzosi e curiosi i risultati concreti.<\/p>\n<p class=\"testo\">(<em>espresso.repubblica.it, 16\/9\/2009<\/em>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA RISPOSTA \/ Il ministro della Pubblica amministrazione usa il sito del governo &#8211; che dovrebbe appartenere a tutti &#8211; per attaccare L&#8217;espresso. 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