{"id":156,"date":"2010-05-28T12:00:28","date_gmt":"2010-05-28T10:00:28","guid":{"rendered":"http:\/\/lnx.pitrelli-delvecchio.com\/2010\/05\/28\/ce-un-tesoro-in-comune\/"},"modified":"2010-05-28T12:00:28","modified_gmt":"2010-05-28T10:00:28","slug":"ce-un-tesoro-in-comune","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.stefanopitrelli.com\/?p=156","title":{"rendered":"C&#8217;\u00e8 un tesoro in comune"},"content":{"rendered":"<p><em>ECONOMIA\/ <\/em><em>Propriet\u00e0 per oltre tre miliardi di euro. Aeroporti, spiagge, palazzi e caserme. Tutto agli enti locali. Che gi\u00e0 si preparano a ricavarne un profitto. Ecco come.<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Quanto costa a&#8217; funtana? chiedeva a Tot\u00f2 l&#8217;emigrante rimpatriato. Oggi la finzione comica diventa realt\u00e0: perch\u00e9 quella stessa domanda la stanno facendo sindaci di comuni grandi e piccoli di fronte al federalismo demaniale. Solo che, adesso, al posto di Tot\u00f2 e Nino Taranto ci sono Giulio Tremonti e Roberto Calderoli, e invece della Fontana di Trevi si tratta sul prezzo di caserme abbandonate, fabbriche dismesse, terreni incolti, aeroporti, moli in disuso. Nonostante le apparenze, un ricchissimo buffet da 3,2 miliardi di euro. E mentre nei Comuni tirano fuori le calcolatrici, in Regione i governatori si scervellano per un&#8217;eredit\u00e0 pi\u00f9 impegnativa: laghi, fiumi, monti, spiagge e miniere. Da oggi toccher\u00e0 a loro capire cosa farne.<br \/>\nDi primo acchito un fiume pu\u00f2 sembrare un affare, e una caserma abbandonata una fregatura. In realt\u00e0 nelle mani dei Comuni \u00e8 stato consegnato un vero e proprio tesoretto. Perch\u00e9 grazie alla formula magica del &#8220;cambio di destinazione d&#8217;uso&#8221; al Catasto, una zucca pu\u00f2 diventare una carrozza, o per meglio dire una vecchia polveriera senza futuro pu\u00f2 diventare un esclusivo resort da gestire, o da rivendere. &#8220;I tre miliardi in beni demaniali ceduti dallo Stato possono facilmente raddoppiare, triplicare e perfino quadruplicare il proprio valore&#8221;, spiega Luca Antonini, presidente della Commissione tecnica per l&#8217;attuazione del federalismo fiscale. Lo sanno bene gli amministratori locali, tanto che &#8211; nonostante il menu dei beni da passare agli enti locali non sia ancora pronto &#8211; al Demanio gi\u00e0 vanno a batter cassa.<\/p>\n<p>Come a Napoli, dove l&#8217;assessore al Patrimonio Marcello D&#8217;Aponte vorrebbe mettere le mani su uno dei simboli della citt\u00e0: Castel dell&#8217;Ovo. &#8220;L\u00ec abbiamo gi\u00e0 parecchi uffici per i quali paghiamo un fitto salato. Tutti soldi che potremmo risparmiare se tornasse a noi&#8221;. A meno che qualcuno a Palazzo San Giacomo non ci voglia poi lucrare sopra. Secondo voci che girano al consiglio comunale, infatti, ci sarebbe gi\u00e0 un potenziale acquirente: niente meno che Quentin Tarantino, il regista italoamericano, pronto a fare un&#8217;offerta in nome delle sue radici. A Roma, invece, Gianni Alemanno si frega le mani in attesa di vedersi assegnare le caserme di cui pullula la citt\u00e0. Soprattutto quelle di Prati, zona fra le pi\u00f9 prestigiose della capitale: qui le case si vendono dai 6.500 agli 8.500 euro al metro quadro. Ma anche pi\u00f9 in periferia i progetti del sindaco non mancano. A Tor di Quinto &#8211; se la citt\u00e0 si aggiudicasse le Olimpiadi 2020 &#8211; un bel pezzo di zona militare potrebbe finire per ospitare il villaggio olimpico. Ancora, a Ferrara la vecchia caserma di Cisterna del Follo \u00e8 pronta a diventare il parcheggio della zona medievale. A Brescia, il vicesindaco leghista Fabio Rolfi per la nuova vita dell&#8217;ennesima caserma (la Randaccio) ha in mente un campus universitario.<\/p>\n<p>Il business della devolution non finisce solo nelle casse dei comuni, ma anche nelle tasche di chi ha fiuto per gli affari. Perch\u00e9 spesso i sindaci, quando si tratta di far soldi, preferiscono affidarsi a un privato. Sempre a Napoli, ad esempio, al comune fa gola il vecchio Hotel Londra di piazza Municipio (anche se poi toccherebbe sfrattare i magistrati del Tar): &#8220;Io lo farei tornare un albergo, per darlo in gestione a un privato&#8221;, confessa D&#8217;Aponte. Ma quando li vogliono maledetti e subito, fiaccati dai tagli tremontiani di ieri, oggi e domani, ai nostri sindaci non resta che vendere.<br \/>\nEd \u00e8 qui che il federalismo demaniale si fa pi\u00f9 opaco. &#8220;Noi attribuiamo beni del patrimonio statale ai Comuni e alle Regioni, che poi potranno venderli o fare accordi con gli immobiliaristi&#8221;, avverte Bruno Tabacci di Alleanza per l&#8217;Italia, &#8220;il che si presta ad ambiguit\u00e0 gi\u00e0 viste, come le cricche, le cerchie di amici, il sistema protezione civile&#8221;. Per ogni palazzinaro che ci guadagna, per\u00f2, c&#8217;\u00e8 anche un fondo immobiliare che si sente tagliato fuori dal business. Loro credevano che si sarebbero visti affidare edifici e terreni ex demaniali per tradurli in finanza. Ma Tremonti ha chiuso loro la porta in faccia in favore di una creatura di sua invenzione: il fondo immobiliare chiuso a prevalente capitale pubblico. Ossia tanti piccoli fondi immobiliari dove ci sar\u00e0 spazio solo per i soldi degli enti locali, e un po&#8217; per quelli di banche e fondazioni. In alternativa, toccher\u00e0 rivolgersi al feudo tremontiano della Cassa depositi e prestiti.<\/p>\n<p>Il tesoretto federalista, per\u00f2, non \u00e8 per tutti: il Comune grande prospera alle spalle del piccolo. Lo dimostrano i dati ottenuti dal senatore Marco Stradiotto, l&#8217;unico che sia riuscito ad ottenere la lista dei beni che il demanio trasferir\u00e0 alla sua regione, il Veneto. Qui, su 581 Comuni, appena 103 riceveranno qualcosa. Ma la parte del leone la far\u00e0 Venezia con la sua Provincia, che assorbir\u00e0 146 milioni in immobili e terreni, ossia pi\u00f9 della met\u00e0 di tutta la regione. Fra questi spicca l&#8217;antichissima ex caserma Guglielmo Pepe del Lido, che a Ca&#8217; Farsetti sognavano da tempo &#8211; gi\u00e0 valutata, cos\u00ec com&#8217;\u00e8, 24 milioni e mezzo di euro. Ai ricchi tutte le fortune: a Cortina D&#8217;Ampezzo potranno andare a pescare dalla lista demaniale addirittura uno dei loro gioielli, il Monte Cristallo, valutato &#8211; incredibilmente &#8211; poco pi\u00f9 di 250 mila euro. &#8220;Per me federalismo significa equit\u00e0, e questo federalismo demaniale non \u00e8 equo&#8221;, lamenta Stradiotto: &#8220;Ci vorrebbe un fondo perequativo a livello centrale, per aiutare i Comuni svantaggiati&#8221;. Anzi, la manna diventa mannaia: i tagli di Tremonti colpiscono in egual misura chi ha avuto tanto e chi niente. Il che \u00e8 vero in ogni regione, ma \u00e8 ancor pi\u00f9 vero nel confronto fra Nord e Sud. Se infatti si leggono le stime del Demanio, ne emerge che le regioni settentrionali pi\u00f9 il Lazio si prenderanno il 65 per cento dell&#8217;intero tesoro. Agli altri le briciole. Ad altri ancora, zero: i Comuni in stato di dissesto non potranno partecipare al banchetto. Come Taranto, Enna o Velletri.<\/p>\n<p>&#8220;Abbiamo provato in tutti i modi a offrire una compensazione ai Comuni pi\u00f9 sfortunati&#8221;, racconta l&#8217;onorevole Enrico La Loggia, presidente della bicamerale sul federalismo, &#8220;ma c&#8217;era un problema tecnico insuperabile: alla fine sarebbero arrivati loro solo pochi euro. Per questo abbiamo chiesto al governo di trattenere una parte di quanto gli spetta (il 25 per cento di ogni euro incassato per la vendita d&#8217;immobili e terreni) per rendere questo federalismo pi\u00f9 solidale&#8221;.<br \/>\nIl federalismo non tocca solo i primi cittadini. Anche i presidenti delle Regioni possono contare sui gentili omaggi della politica romana, seppur in modo diverso: a loro andranno i beni demaniali, quelli che si possono solo gestire e non vendere per far cassa. A partire dalle spiagge, scrigno di quei preziosi canoni che i lidi pagano per montare cabine e ombrelloni. &#8220;Con la gestione diretta da parte dei governatori&#8221;, spiega Riccardo Borgo, presidente del Sib, il sindacato dei balneari, &#8220;mi aspetto che le regioni possano farsi concorrenza fra loro, giocando sulla leva dei canoni e la durata delle concessioni&#8221;. Previsione che gi\u00e0 si sta rivelando azzeccata. Se il governatore ligure, Claudio Burlando, fa saper di voler venire incontro agli imprenditori turistici riducendo il canone il pi\u00f9 possibile (in questo segu\u00ecto a ruota dal collega veneto Luca Zaia), l&#8217;assessore al Turismo laziale, Stefano Zappal\u00e0, non ha timore nel preannunciare un aumento.<\/p>\n<p>Per Zaia, spiagge lo sono anche le sponde del Piave. Il fiume che mormorava, oggi acclamato primo fiume federalista, sembra destinato a grandi cambiamenti: &#8220;Bisogna realizzare le infrastrutture necessarie a rendere l&#8217;offerta turistica competitiva&#8221;, sostiene Zaia, &#8220;la &#8220;spiaggia dei trevigiani&#8221; sar\u00e0 un volano economico importante per il territorio&#8221;. Peccato che l&#8217;economia del Piave, e il fiume stesso, siano gi\u00e0 segnati dalle centrali idroelettriche e dai sistemi d&#8217;irrigazione, che se lo risucchiano, rendendolo poco pi\u00f9 di un rivolo quando scende nella sua parte bassa. &#8220;Nessuno controlla i minimi di flusso vitale&#8221;, denuncia Guido Trento, ex consigliere Pd, &#8220;quindi questo Piave \u00e8 un fiume fantasma. Prima di fare proclami, Zaia dovrebbe occuparsene&#8221;. Ma per farlo dovr\u00e0 fare i conti con i soldi delle concessioni idroelettriche che adesso inizieranno a fluire nelle casse della sua regione. Anche a Biella l&#8217;acqua \u00e8 sinonimo di affari: &#8220;Oggi lo Stato ci guadagna10 mila euro&#8221;, osserva Marco Giovanni Reguzzoni, presidente dei deputati leghisti, &#8220;ma solo imbottigliando bibite alla provincia calcolano che si potranno ricavare sei milioni l&#8217;anno. Questo \u00e8 il valore aggiunto che Roma da lontano non capisce&#8221;. Che il lago di Garda sia importante, invece, lo capiscono tutti. Bisogner\u00e0 vedere se Veneto, Lombardia e Trento sapranno trovare un accordo per gestirlo tutti insieme.<\/p>\n<p>Nel decreto varato dal governo c&#8217;\u00e8 posto anche per la devoluzione degli aeroporti. Non tutti, per\u00f2. Si parla di quelli a carattere regionale, mentre quelli d&#8217;interesse nazionale sono esclusi. Una distinzione ragionevole, che per\u00f2 di fatto blocca il passaggio di mano dei piccoli scali. Come ammettono all&#8217;Enac, l&#8217;Ente per l&#8217;aviazione civile, la lista che divide i piccoli dai grandi ancora non \u00e8 pronta. Lo sar\u00e0 solo dopo aver completato il piano nazionale degli aeroporti. Quindi, almeno per ora, il federalismo dei cieli \u00e8 una chimera. A meno che non si voglia prendere un criterio di distinzione molto empirico, suggerito dalle autorit\u00e0 europee: sotto i 5 milioni di passeggeri all&#8217;anno sei marginale, sopra sei strategico per il paese. Sulla base dei dati di traffico, si potrebbe fare una scrematura dei 47 scali commerciali italiani. Ebbene, potrebbero finire nel patrimonio delle regioni pi\u00f9 di una trentina di piste, fra cui aeroporti di una certa importanza come quelli di Pisa, Cagliari o Genova.<\/p>\n<p><em>(L&#8217;Espresso, 28\/5\/2010) <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ECONOMIA\/ Propriet\u00e0 per oltre tre miliardi di euro. Aeroporti, spiagge, palazzi e caserme. Tutto agli enti locali. Che gi\u00e0 si preparano a ricavarne un profitto. 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