{"id":160,"date":"2010-09-02T13:47:55","date_gmt":"2010-09-02T11:47:55","guid":{"rendered":"http:\/\/lnx.pitrelli-delvecchio.com\/2010\/09\/02\/il-sole-che-ride-non-ride-piu\/"},"modified":"2010-09-02T13:47:55","modified_gmt":"2010-09-02T11:47:55","slug":"il-sole-che-ride-non-ride-piu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.stefanopitrelli.com\/?p=160","title":{"rendered":"Il Sole che ride non ride pi\u00f9"},"content":{"rendered":"<p>ATTUALITA&#8217;\/ <em>In Europa gli ecologisti trionfano, in Italia i Verdi si dissolvono. Dividendosi tra Pd, Grillo e Vendola. E Pdl, Lega e finiani si appropriano dei loro temi. Ecco come<\/em>.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Maggio 2007. Il ministro dell&#8217;Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, s&#8217;impunta col\u00a0 remier Romano Prodi: &#8220;O Bertolaso o io&#8221;. \u00c8 il momento pi\u00f9 duro dello scontro fra il leader verde e il capo della Protezione Civile sulla gestione dell&#8217;emergenza rifiuti in Campania. L&#8217;impasse \u00e8 sull&#8217;apertura di nuove discariche provvisorie. A vincere \u00e8 il ministro, con lo sfidante che di l\u00ec a poco si dimette. Siamo all&#8217;apice della forza politica dei Verdi, sia per forza contrattuale che per rappresentanza al governo e nelle Camere: un ministro, 22 parlamentari nazionali, due europei, quasi una\u00a0 rentina di consiglieri regionali. Cinquanta berretti verdi agli ordini del l\u00ecder indiscusso, Pecoraro Scanio.<\/p>\n<p>Agosto 2010: sono passati solo tre anni e di tutto questo restano solo le macerie. La Federazione dei Verdi guidata da Angelo Bonelli \u00e8 decimata: fuori dal parlamento, italiano ed europeo, con soli cinque consiglieri regionali (eccetto i tre Gr\u00fcnen trentini), l&#8217;aria da ultimi giapponesi a portare avanti le battaglie ambientaliste. Una disfatta. I pi\u00f9 recenti risultati elettorali parlano chiaro: in quelle regioni dove Bonelli \u00e8 riuscito a presentare una lista autonoma, le percentuali hanno oscillato fra lo 0,7 e l&#8217;1,7 per cento. Numeri da Partito dei pensionati. O da specie in via d&#8217;estinzione. E pensare che in Europa le cose vanno nella direzione opposta. In Germania, i Gr\u00fcnen del turco-tedesco Cem \u00d6zdemir hanno portato a casa il 10,7 per cento alle politiche dello scorso anno, e gli ultimi sondaggi lo danno addirittura al 19, tanto da far scommettere su di un rimpasto di governo: fuori i liberali e dentro i Verdi, accanto alla cancelliera Merkel. Stesso andazzo in Francia, dove alle europee del 2009 Europe Ecologie di Daniel Cohn Bendit ha fatto il botto: con il 16,3 per cento ha quasi raggiunto i socialisti e punta a diventare secondo partito.<br \/>\nPer quanto piccino rispetto a quello degli altri paesi europei, per\u00f2, l&#8217;ambientalismo italiano ce l&#8217;aveva un proprio elettorato. Che oggi si ritrova frammentato, e orfano di referenti politici precisi.<br \/>\nQuindi se pensi verde, chi ti resta da votare? Se ti guardi intorno, la diaspora\u00a0 ell&#8217;ecologismo getta i suoi semi anche dove non te l&#8217;aspetti. L&#8217;altra ecologia A destra, innanzitutto, dove rivendicano il ruolo di &#8220;conservatori&#8221; (dell&#8217;ambiente) ed esultano per un monopolio infranto. &#8220;Somiglia a quanto accaduto alla Dc col cattolicesimo&#8221;, osserva l&#8217;onorevole Adolfo Urso di Futuro e Libert\u00e0: &#8220;Oggi c&#8217;\u00e8 una posizione cattolica dentro ogni schieramento, e cos\u00ec \u00e8 molto pi\u00f9 produttivo. Idem per i verdi&#8221;. Per Urso, segretario generale della fondazione Farefuturo, il think tank finiano, &#8220;\u00e8 da destra che la politica di sviluppo si pu\u00f2 meglio coniugare con la tutela dell&#8217;ambiente. Com&#8217;\u00e8 successo con l&#8217;informatica, settore di nicchia diventato motore di ogni attivit\u00e0 produttiva, cos\u00ec accadr\u00e0 con la green economy. Un&#8217;idea che \u00e8 mancata in questo governo. Capisco la crisi, ma oggi che c&#8217;\u00e8 la ripresa, la politica ambientale ne sar\u00e0 il motore&#8221;. Per Urso l&#8217;ecologismo, visto da destra non \u00e8 pi\u00f9 &#8220;non tocchiamo l&#8217;albero&#8221;, e si traduce in scelte che per un verde all&#8217;antica risulterebbero eretiche: il nucleare e gli Ogm. Lo conferma Benedetto Della Vedova, gi\u00e0 nel 2007 promotore dell&#8217;iniziativa &#8220;Pi\u00f9 azzurro pi\u00f9 verde&#8221;. &#8220;Sul tema degli Ogm, \u00e8 scellerato rinunciare alla ricerca: potrebbero dare un contributo rilevante alle colture\u00a0 radizionali. Un paese con una forte industria agroalimentare non pu\u00f2 permettersi di starne fuori&#8221;. E sempre in nome di questo ambientalismo liberista, anche Della Vedova guarda al nucleare. Le ardite idee &#8220;eco-lib&#8221; dei finiani troveranno mai cittadinanza nell&#8217;ambientalismo storico italiano? Certo \u00e8 che nel 2007 Fabio Granata, Fl, \u00e8 stato chiamato a far parte della direzione nazionale di Legambiente, accolto a braccia aperte da Ermete Realacci, deputato democratico e presidente onorario dell&#8217;associazione.<\/p>\n<p><strong>I puri nel governo<\/strong> Nel Pdl, invece, buoni rapporti con Legambiente ce li ha\u00a0 &#8216;onorevole Fabio Rampelli, leader di un movimento ecologista di ispirazione pi\u00f9 classica, ben lontano dall&#8217;ambientalismo liberista finiano. La sua pattuglia va dal ministro Giorgia Meloni a Marco Marsilio e Basilio Catanoso in parlamento, a\u00a0 arco Scurria in Europa, con un nutrito gruppo di deputati regionali. Insomma, proprio in seno a una maggioranza che meno ecologista non si pu\u00f2, si annida un manipolo duro e puro, con una sua associazione di riferimento, &#8220;Fare Verde&#8221;. E radici che partono dalle proteste antinucleari degli anni Ottanta: &#8220;C&#8217;ero io e c&#8217;era Gianni Alemanno, che sul nucleare la pensa ancora come me. In questi due anni ho sempre votato contro ogni iniziativa di questo genere. Fra vent&#8217;anni saremo a un passo dalle centrali di quarta generazione. Forse sarebbe opportuno arrivare primi alla fusione, il nucleare pulito, piuttosto che stare a rimorchio sulla fissione&#8221;. A livello nazionale Rampelli rivendica la promessa strappata al governo di ri-orientare il Cip6, ossia la voce della bolletta che invece di premiare le rinnovabili finisce per finanziare termovalorizzatori e raffinerie. A livello locale i rampelliani si sono fatti sentire nel Lazio, dove &#8211; insieme a Italia Nostra &#8211; hanno contribuito a fermare il parcheggio (leggi: sventramento) del Pincio, il colle di Roma che si affaccia su Piazza del Popolo.<\/p>\n<p><strong>La verde Padania<\/strong> Nell&#8217;inesplorato universo dell&#8217;eco-destra, infine, troviamo una particolare tonalit\u00e0 di verde, quello leghista, che individua nell&#8217;ex ministro dell&#8217;Agricoltura e governatore veneto Luca Zaia il suo leader carismatico. Basti pensare alla furibonda battaglia contro gli Ogm (vedi servizio a pag. 38)o alla sua aspirazione ad arrivare, in Veneto, alla produzione di energie da fonti rinnovabili per almeno un miliardo di euro. Zaia ha perfino pubblicato un libro-manifesto, &#8220;Adottare la terra&#8221;, in cui parla di una &#8220;agricoltura identitaria dei territori&#8221;. E qui sta la caratteristica principale dell&#8217;ecologismo padano: \u00e8 padano. Roberto Castelli si \u00e8 opposto alle trivellazioni che voleva Scajola. In Brianza. L&#8217;ex vicepresidente veneto Franco Manzato si era opposto allo sfruttamento dei giacimenti di gas. Solo quelli dell&#8217;Alto Adriatico. Anche la base abbraccia il verde-leghista: a Milano &#8220;Padania Ambiente&#8221; ha una trasmissione su Radio Padania Libera. E il Movimento dei Giovani Padani, sul suo sito, pubblica un decalogo della cosiddetta &#8220;ecologia padanista&#8221;, che al punto due ci toglie ogni dubbio: &#8220;La salvaguardia dell&#8217;ambiente alpino-padano riguarda esclusivamente la nostra gente&#8221;. A doppio standard, in puro spirito federalista.<br \/>\n<strong>Tra ecodem e Vendola<\/strong> Tornando ai banchi della sinistra dove sedevano, i verdi sono stati fondamentalmente cannibalizzati dal Pd, soprattutto durante la segreteria di Veltroni. &#8220;La stagione veltroniana \u00e8 stata fortemente segnata dai temi ambientali&#8221;, ricorda il senatore Roberto Della Seta, uno degli ecologisti\u00a0 emocratici, la corrente verde del Pd: &#8220;a partire dal discorso del Lingotto, dove Walter mise l&#8217;ambiente al primo posto fra le sfide dell&#8217;Italia futura&#8221;. In cambio il drappello ecodem (oggi sei parlamentari) ha portato il gancio con Legambiente. Non \u00e8 un caso che i dirigenti nazionali della prima associazione ecologista italiana siano migrati nel Pd, da Realacci a Francesco Ferrante, fino allo stesso Della Seta, portandosi dietro un bel pacchetto di voti. Con Bersani tuttavia la musica \u00e8 cambiata. &#8220;Nell&#8217;ultima Finanziaria ci sono tante misure ambientalmente sbagliate ma su questo Bersani non s&#8217;\u00e8 fatto sentire&#8221;, sottolinea Ferrante. Tanto che ora gli ecodem non nascondono una certa fascinazione per Nichi Vendola: &#8220;Almeno nella sua narrazione non si dimentica ma dei nostri temi&#8221;, conclude Ferrante.<br \/>\nVendola, appunto. Nel suo partito sono certamente finiti altri voti verdi, visto che ha accolto il manipolo di reduci sconfitti da Bonelli nell&#8217;ultimo congresso di Fiuggi. Ecologisti storici come Grazia Francescato, Loredana De Petris e Paolo Cento, che hanno lasciato il partito del Sole che ride e si sono portati dietro un bel po&#8217; di elettori. Fra questi, sicuramente quegli iscritti al Wwf che ricordano con favore gli anni della Francescato alla presidenza.<\/p>\n<p><strong>Nuove stelle e vecchie star<\/strong> Oltre a Pd e Sel, oggi chi vota a sinistra e ha a cuore le sorti di madre Terra trova altre alternative. Quella pi\u00f9 recente \u00e8 il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Se si d\u00e0 un&#8217;occhiata al programma, si viene investiti da un profluvio di buoni propositi: dagli incentivi alle fonti rinnovabili al risparmio energetico, dagli investimenti sulle biciclette al no al ponte sullo Stretto. Un&#8217;attenzione a un futuro sostenibile che gi\u00e0 ha pagato: in Emilia Romagna, dove ha raggiunto il 7 per cento, ma soprattutto in Piemonte dove il candidato grillino ha contribuito alla sconfitta della Bresso con un 4 per cento frutto di un&#8217;aggressiva lineaNo-Tav.<\/p>\n<p>Insomma, la disseminazione delle idee verdi ha portato a una loro diluizione: in tanti parlano di ambiente, a destra e a sinistra, ma non hanno grande potere nei palazzi romani. &#8220;Sono sempre stato contrario all&#8217;idea che l&#8217;ambiente possa essere difeso da un piccolo partito del 2-3 per cento, tuttavia ammetto che la\u00a0 rammentazione attuale \u00e8 anche peggio. Servirebbe un grosso partito che facesse dell&#8217;ambiente una bandiera&#8221;, conferma Ferrante. Ma intanto sulla scena ecologista si riaffaccia una vecchia conoscenza: l&#8217;ex ministro Pecoraro Scanio ha da poco creato una propria fondazione, l&#8217;UniVerde. E c&#8217;\u00e8 chi giura che presto lo rivedremo di nuovo.<\/p>\n<p><em>(L&#8217;Espresso, 2\/9\/2010) <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ATTUALITA&#8217;\/ In Europa gli ecologisti trionfano, in Italia i Verdi si dissolvono. Dividendosi tra Pd, Grillo e Vendola. E Pdl, Lega e finiani si appropriano dei loro temi. 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