{"id":44,"date":"2008-02-04T12:00:59","date_gmt":"2008-02-04T10:00:59","guid":{"rendered":"http:\/\/lnx.pitrelli-delvecchio.com\/?p=44"},"modified":"2014-03-12T11:52:52","modified_gmt":"2014-03-12T10:52:52","slug":"saviano-donnie-brasco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.stefanopitrelli.com\/?p=44","title":{"rendered":"Saviano &#038; Donnie Brasco"},"content":{"rendered":"<p><strong style=\"line-height: 1.5;\">di Roberto Saviano, L&#8217;Espresso<\/strong><\/p>\n<p><em style=\"line-height: 1.5;\"><a href=\"https:\/\/www.stefanopitrelli.com\/wp-content\/uploads\/2008\/06\/saviano-pistone1.jpg\"><img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.stefanopitrelli.com\/wp-content\/uploads\/2008\/06\/saviano-pistone1.jpg\" \/><\/a>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>PRIMO PIANO \/ Rompere il rapporto tra cosche e politica. Distruggere il fascino dei boss. E combattere l&#8217;asse Italia-Usa. Questa la strategia con cui l&#8217;Fbi ha neutralizzato i clan. Spiegata da Joe Pistone, l&#8217;agente segreto immortalato da un grande film. Colloquio con Joe Pistone alias Donnie Brasco.<\/em><\/p>\n<p><!--more-->Meglio vedersi tra la gente, diamo meno nell&#8217;occhio&#8230; Joe Pistone non \u00e8 proprio tranquillo, quando \u00e8 in Italia, guarda le facce che gli sono attorno, tiene un tono di voce basso, \u00e8 in uno stato di allarme, ma lo gestisce serenamente. Niente di nuovo per la sua vita. Aspetto fuori dal ristorante. Joe non si vede. Joe Pistone \u00e8 una sorta di icona vivente, un agglomerato di leggenda che cammina, e sono abbastanza in ansia. In ansia di trovarmi dinanzi al suo talento. Un talento tragico, complesso.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che per me resta il mistero di Joe Pistone \u00e8 la sua capacit\u00e0 di mimetizzarsi, di trasformarsi, di credere alla sua recita. O meglio: di dividere la propria anima in compartimenti stagni al punto da far emergere il peggio di s\u00e9 non come qualcosa di esterno, ma come una sfaccettatura che ne \u00e8 parte. Passano troppi minuti, provo a entrare. Joe \u00e8 in un angolo. Spalle al muro. \u00c8 seduto al tavolo, snocciola olive e si sputa in mano i noccioli. Lo stavo aspettando fuori dal ristorante e lui era dentro da un pezzo. &#8220;Meglio aspettare seduti a mangiare che fuori in piedi, a meno che non vuoi giocare al bersaglio&#8221;. Con me c&#8217;\u00e8 Stefano Pitrelli che registra tutto, ci aiuta nella traduzione. \u00c8 in ansia anche lui per l&#8217;incontro. Ma fingiamo di essere soltanto interessati a capire meglio ci\u00f2 che ci dir\u00e0 Joe. Stefano \u00e8 vestito elegantissimo. Io come il solito. Pistone mi saluta e mi guarda: &#8220;Difficile che un italiano si vesta male come te&#8221;. Joe Pistone \u00e8 Donnie Brasco, il personaggio divenuto celebre attraverso il film di Mike Newell. In realt\u00e0 quel nome per molti anni era stato quanto di pi\u00f9 segreto potesse esistere. Un nome noto soltanto tra gli affiliati del clan Bonanno e soprattutto all&#8217;Fbi.<\/p>\n<p>E nell&#8217;Fbi solo un gruppo ristretto sapeva che Donnie Brasco era il nome di copertura dell&#8217;agente infiltrato per sei lunghissimi anni nella famiglia pi\u00f9 potente di New York. Joe sembra il contrario di Johnny Depp, forse c&#8217;era persino pi\u00f9 somiglianza fra Al Pacino e Lefty, il mafioso che fece entrare Donnie nel clan credendolo un commerciante di pietre preziose. Ma Joe \u00e8 chiaro: &#8220;Il film \u00e8 un film, la mia vita \u00e8 la mia vita&#8221;. Si inizia a discutere.<\/p>\n<p>&#8220;Sai&#8221;, dice Joe, &#8220;a New York la mafia aveva grande potere nel settore delle costruzioni. E nel settore dei rifiuti, monopolizzava praticamente questi due mercati. Ci riusciva attraverso il controllo dei trasporti, dei sindacati e attraverso il rapporto con la politica. Ora questo &#8211; anche attraverso duri colpi della polizia &#8211; non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 o non \u00e8 cos\u00ec forte la loro presenza. Ora tutto \u00e8 cambiato. Le giovani generazioni vogliono tutto subito. E ci riescono con la droga, \u00e8 cos\u00ec che si fanno i soldi veloci, no? La mia generazione, quando io mi sono infiltrato, trattava la droga, ovviamente, ma erano solo i boss a controllarla. La regola era: niente droga nel quartiere. La vendiamo ad Harlem. Ai neri. O ai ricchi figli della New York fighetta. Ma niente nelle nostre zone. Mentre alle nuove generazioni non importa, perch\u00e9 il denaro lo vogliono oggi, subito. Loro stessi ne fanno uso: in passato era impossibile in una famiglia mafiosa che il boss e i suoi pi\u00f9 stretti collaboratori sniffassero coca. Per tutte queste ragioni c&#8217;\u00e8 grande attrito tra le vecchie e le nuove generazioni. Una sorta di conflitto generazionale. I nuovi clan hanno perso il controllo sui sindacati, perch\u00e9 le nuove generazioni non hanno l&#8217;esperienza e la capacit\u00e0 diplomatica di corrompere i politici come invece sapevano fare i loro padri. Sarebbe un lavoro troppo lungo. E loro vivono nell&#8217;immediato. I giovani non hanno capacit\u00e0 politiche. Una volta persi i sindacati si \u00e8 perso anche il controllo sul commercio del Paese. Perso il controllo dell&#8217;industria dei trasporti su ruote, che il commercio lo muove, non \u00e8 pi\u00f9 possibile controllare i prezzi&#8221;.<\/p>\n<p>La cosa strana per Joe Pistone \u00e8 il potere fortissimo che i cartelli italiani continuano ad avere in Italia e nel mondo. Tutte le mafie del mondo si ispirano come modello, logica, azione, investimento a quella italiana, anche se a New York gli italiani da anni hanno delegato ad albanesi, nigeriani, e soprattutto russi il controllo del territorio. Joe mi ha chiesto di portargli una copia americana di &#8216;Gomorra&#8217; e lui gira il libro cercando di nascondere la copertina, un ennesimo gesto di prudenza. E poi mi fa: &#8220;Ma tanto questa copertina americana in Italia non la conoscono, vero?&#8221;.<\/p>\n<p>Quando si \u00e8 trovato a parlare davanti al Senato statunitense per relazionare della sua attivit\u00e0 di infiltrato, Pistone ha detto che i mafiosi quanto pi\u00f9 si americanizzavano tanto pi\u00f9 si allontanavano dalla mentalit\u00e0 mafiosa. Pi\u00f9 gli Usa gli entravano nelle vene, meno divenivano affidabili. &#8220;Sai, negli Stati Uniti il clan Bonanno a un certo punto chiam\u00f2 molti dalla Sicilia, era un modo di essere pi\u00f9 sicuri. Il boss Carmine &#8216;Lilo&#8217; Galante all&#8217;epoca import\u00f2 mafiosi siciliani negli States. Ebbe la preveggenza di capire quale direzione stavano prendendo i giovani italoamericani, che stavano perdendo la loro &#8216;cultura&#8217;. La terza generazione si stava infatti ormai allontanando. Ecco perch\u00e9 port\u00f2 direttamente in America la mafia siciliana che gli era pi\u00f9 leale. Sapeva che i mafiosi siciliani avrebbero potuto andarsene in giro per l&#8217;America e ammazzare in libert\u00e0, perch\u00e9 una volta arrestati, nessuno avrebbe saputo chi erano. E poi erano pi\u00f9 affidabili: niente droga, niente stravaganze. Disciplina e onore&#8221;.<\/p>\n<p>Joe nei sei anni in cui \u00e8 stato infiltrato ha visto l&#8217;intero organigramma del clan strutturarsi. &#8220;Col tempo i siciliani divennero molto potenti, tanto che oggi dentro ai Bonanno trovi due fazioni: siciliani e americani, che non si vedono di buon occhio. Gli americani erano gelosi dei siciliani importati da Bonanno, e i siciliani giudicavano gli americani troppo soft. Perch\u00e9 gli americani non uccidevano poliziotti o politici, mentre in Sicilia non avevano di questi scrupoli. Successe infine che il boss Galante fu ammazzato. E agli americani tocc\u00f2 formare una stretta alleanza coi siciliani, cui vennero promesse posizioni di potere dentro la famiglia Bonanno&#8221;.<\/p>\n<p>Ogni tanto mentre parlo mi dimentico di star dinanzi a Donnie Brasco. Ci lasciamo andare ai discorsi sui massimi sistemi criminali. Sino a quando gli dico:&#8221;Joe sai che dalle mie parti sei un mito per ogni parte della barricata. I carabinieri ma anche i ragazzi di camorra. Donnie Brasco \u00e8 Donnie Brasco perch\u00e9 ha le palle. Il resto vale zero in certe logiche&#8221;. Joe ride e commenta: &#8220;Forget about it!&#8221;, la mitica frase del film che tutti i gangster ripetono di continuo e che tutti i ragazzini dalle mie parti si ripetono imitando le espressioni di Al Pacino e Johnny Depp. L&#8217;hanno tradotta con &#8216;che te lo dico a fare&#8217;. La Porsche \u00e8 una grande macchina &#8216;e che te lo dico a fare&#8217;, gli Yankees hanno un pessimo battitore &#8216;ma che te lo dico a fare&#8217;, Alicia Keys ha il pi\u00f9 bel sedere del mondo &#8216;che te lo dico a fare&#8217;. Un&#8217;espressione che conferma. Conferma tutto e il contrario di tutto.<\/p>\n<p>Chiedo a Joe Pistone se quando era infiltrato ha mai ricevuto ordini di morte. E lui ripete ironicamente &#8220;forget about it!&#8221;. Pi\u00f9 volte fu mandato a uccidere delle persone, ma racconta di essere sempre riuscito a sottrarsi. &#8220;Mi sono stati assegnati dei &#8216;contratti&#8217;. E ho dovuto dire di s\u00ec: non puoi rifiutare, altrimenti ti ammazzano. E lascia che ti dica questo: se si fosse trattato di scegliere tra me e un mafioso, sarebbe stato lui. L&#8217;avrei ucciso. Ma \u00e8 una situazione in cui non mi sono mai trovato. Un giorno stavo con altri mafiosi al club dove ci si ritrovava. Arriva una telefonata e la persona al telefono mi dice che l&#8217;uomo che dovevo uccidere era a un certo indirizzo. Gli altri mi hanno detto: &#8216;Ok, ora andiamo a beccarlo&#8217;. Ho capito che non potevo uscirne, perch\u00e9 se fossimo andati l\u00ec e io non l&#8217;avessi ucciso, mi avrebbero fatto fuori loro. Quindi capii che doveva morire. Ma quando stavamo per uscire arriv\u00f2 un&#8217;altra telefonata, e mi dissero che quelle informazioni erano fasulle. Per cui non ci andammo. Ma sapevo che dovevo sempre tenere a mente ci\u00f2 che ero disposto a fare per salvarmi la vita&#8221;.<\/p>\n<p>Tenere a mente chi era. Questa la cosa pi\u00f9 difficile. Tenerlo solo nella mente e non nel petto, nello stomaco. Dentro doveva essere Donnie Brasco, non Joe Pistone. Lontano per sei anni dalla famiglia, sei anni in cui se confessi a te stesso chi sei davvero commetti errori, sbagli, imprecisioni, ti rendi scrupoloso e morale. Il contrario di quanto occorre. Sei anni in cui devi prendere registrazioni, annotare facce, umori, comprendere cosa ti sta accadendo e cosa ti accadr\u00e0. Joe cerca di farlo avendo fede. Una fede nel destino &#8211; come dire: tutti prima o poi moriremo, quando sar\u00e0 il mio turno non potr\u00f2 farci niente, ma prima che questo momento arrivi, potr\u00f2 fare di tutto per vivere. &#8220;Una volta, un tipo mi squadra: &#8216;Se non ci convinci di essere davvero un ladro di gioielli ti ritroveranno avvolto in un tappeto&#8217;. Ho dovuto salvarmi con le parole, senza lasciar trapelare nessun tipo di ansia, come dire: &#8216;Se vuoi farmi fuori fallo pure, io sono qui&#8217;.<\/p>\n<p>In un&#8217;altra occasione, un tipo mi accus\u00f2 di aver rubato al clan dei soldi provenienti dalla droga. Per stabilire se era vero, convocarono delle riunioni. Se in quei casi ti prende il panico, ti portano a &#8216;fare un giro&#8217;, ossia fuori citt\u00e0 e poi ti regalano un proiettile alla nuca. Cos\u00ec invece di allontanarmi per evitare di fare il giro, io rimasi nei paraggi, esattamente fuori la porta dove si stavano riunendo. Aspettando che finissero, senza la minima paura. Tutto qui. Non c&#8217;\u00e8 molto altro da fare&#8221;. Non riesco a capire come abbia fatto a fingere di non avere paura. Si pu\u00f2 sorridere per finta, per finta essere allegri, per finta essere mafiosi, ma proprio non riesco immaginare come si faccia per finta a non provare paura. La provi e la scacci? Impossibile comprenderlo, sono meccanismi che puoi soltanto vivere, o meglio a cui puoi solo sopravvivere. Se sei fortunato. Gli dico cos\u00ec: &#8220;Ammiro questa tua capacit\u00e0 di aver tenuto separate le due vite. Secondo me \u00e8 stato ci\u00f2 che ti ha salvato l&#8217;anima&#8221;. Joe mi guarda con aria malinconica e non vuole rispondere altro che &#8220;Thanks&#8221;.<\/p>\n<p>Iniziamo a mangiare, e cos\u00ec i toni si abbassano. Il registratore si riempie di suoni di posate che graffiano i piatti, di bicchieri che tintinnano per brindisi scemi che facciamo alle cose pi\u00f9 disparate, &#8220;alla vita&#8221;, &#8220;in culo ai mafiosi&#8221;, &#8220;all&#8217;Italia&#8221;, &#8220;al Sud&#8221;. Riusciamo a stemperare ogni ansia e tensione iniziale, pronuncio persino il nome di Donnie Brasco ad alta voce, senza che Joe faccia altro che lanciare un&#8217;occhiata alla sala del ristorante per vedere le reazioni. Nulla.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 continuare a parlare, con tono normale. &#8220;Nel mio Paese&#8221;, gli argomento, &#8220;far parte della mafia significa avere sex appeal, e avere un seguito di groupie&#8221;. Joe Pistone conferma l&#8217;universalit\u00e0 della cosa. &#8220;In America \u00e8 uguale. Poi, quando sei nella mafia ed entri in un ristorante ti danno i posti migliori. Lo stesso anche quando entri in un negozio di abbigliamento. Le donne, quando sei un boss, te la danno sul braccio&#8230;&#8221;. Usa sempre un&#8217;espressione che non conoscevo, &#8216;on the arm&#8217;, qualcosa di simile a &#8216;te la danno sull&#8217;unghia&#8217;.<\/p>\n<p>Mi interrogo sul fatto se dopo anni passati in un certo modo, anche se difficili, quel tipo di vita possa mancarti, ma Joe \u00e8 categorico: &#8220;No, non mi \u00e8 mai mancata. Per me era solo un lavoro. Sono stato fortunato a crescere in un quartiere italiano dove la mafia era di casa: la conoscevo, e non mi affascinava. Non pensavo fosse niente di speciale&#8221;. Nel film invece il rapporto tra Depp e Pacino \u00e8 tutto incentrato su una sorta di nostalgia. Brasco sa che perder\u00e0 l&#8217;affetto di Lefty: che forse Lefty, appena si scoprir\u00e0 che Brasco \u00e8 un agente, potr\u00e0 essere ucciso. Ma non \u00e8 andata cos\u00ec, nella realt\u00e0. &#8220;Quando girano un film, devono far s\u00ec che l&#8217;eroe mostri i suoi sentimenti. Se l&#8217;eroe dice alla polizia: &#8216;Fate quello che volete di questa feccia, uccideteli. A me non importa&#8217;, allora gli sceneggiatori cambiano la scena perch\u00e9 al pubblico non piace. Ecco perch\u00e9 hanno voluto dare l&#8217;impressione che mi dispiacesse per la gente finita in galera o uccisa: per non dare l&#8217;impressione che il mio personaggio fosse senza cuore. Ma forse quando mi sono trasformato in Donnie Brasco sono diventato davvero senza cuore&#8221;.<\/p>\n<p>Io che sono nato e cresciuto in un territorio dove molte persone a me care poi sono finite nei gangli della camorra, non sono mai riuscito a considerarle estranee agli affetti e alle emozioni perch\u00e9 sceglievano strade opposte alla mia. Non puoi costringere sempre i sentimenti a non voler bene a qualcuno perch\u00e9 vive facendo ci\u00f2 che disprezzi e odi col cervello. Gli chiedo come ha fatto lui a non curarsi di questo rapporto naturale che nasce in certi territori e a denunciare coloro cui in fondo aveva voluto bene. Joe per\u00f2 \u00e8 chiaro nel dire che non ha mai coinvolto nelle indagini persone che erano costrette a entrare in relazione con la mafia ma che non erano affiliate: &#8220;Ti capisco. Quando lavoravo sotto copertura per l&#8217;Fbi mi fu chiesto se avessi informazioni sulla gente del mio quartiere, gente che ho conosciuto crescendo. Gli ho detto no, perch\u00e9 ci ero vissuto. Alla fine \u00e8 la stessa cosa nel sud Italia come a New York&#8221;.<\/p>\n<p>In sei anni di copertura Joe Pistone \u00e8 riuscito a vedere le tre figlie che vivevano nel New Jersey mentre lui operava a Manhattan una volta ogni sei mesi. Una privazione enorme. &#8220;Quando tornavo e credevo di essere ancora un padre, scoprivo che non lo ero pi\u00f9. Che ero abituato a essere un uomo senza famiglia e che la mia famiglia non era pi\u00f9 abituata a me. Ma ero convinto di agire in nome di una societ\u00e0 migliore, per un Paese migliore, sapevo che alla fine le mie figlie avrebbero avuto un beneficio da quello che facevo. Era l&#8217;unico modo possibile di vedere le cose. E la mia famiglia ha capito&#8221;. Pistone ha fatto arrestare circa 150 affiliati al clan Bonanno e su di lui c&#8217;\u00e8 una taglia di 500 mila dollari mai ritirata, pronta a essere consegnata a chiunque faccia il piacere agli italoamericani mafiosi di Manhattan di eliminarlo. Ai processi dalla gabbia molti killer del clan, suoi ex amici, gli fecero il segno della pistola con la mano, puntandogli l&#8217;indice contro e mimando il suono dello sparo. Trovo il coraggio di ripetergli che non capisco come possa aver superato davvero la paura. Quando mi fu assegnata la scorta, il colonnello dei carabinieri Gaetano Maruccia mi disse citando Roosevelt: &#8220;L&#8217;unica cosa di cui avere paura \u00e8 la paura stessa&#8221;. Un modo per consigliarmi di continuare il mio lavoro, di farlo serenamente e non cadere nella trappola dei clan di farti mettere addosso un&#8217;ansia continua e cos\u00ec allontanarti da te stesso. &#8220;Condivido pienamente&#8221;, dice Joe: &#8220;Non ho mai avuto davvero paura. Se ce l&#8217;hai, te la leggono in faccia. Ero sempre in allerta, sapevo sempre che se avessi fatto un errore potevo morire. E la paura ti fa fare errori&#8221;.<\/p>\n<p>Certo, mi dico, ma dopo? Dopo che il lavoro sotto copertura \u00e8 finito? Come fai a vivere serenamente? Non puoi continuare per decenni a non avere paura della paura, o no? &#8220;La mafia, abbiamo le prove, ha mandato gente proveniente da ogni angolo degli Stati Uniti per farmi fuori. In fondo dopo non era diverso da quando ero infiltrato: perch\u00e9 nella mia mente stavo facendo la stessa cosa. Facevo ci\u00f2 che era giusto. E siccome era giusto, non c&#8217;era motivo di aver paura. Perch\u00e9 ero uno dei buoni. E fermati a pensare: cos&#8217;\u00e8 il peggio che possono farti? Ucciderti? Non la vedevo una cosa cos\u00ec grave&#8221;.<\/p>\n<p>Joe in fondo \u00e8 un uomo semplice. In pace con se stesso. Ha sempre tenuto in mente che il suo era un lavoro, che lui era nel giusto, e che avrebbe fatto tutto il possibile per fare bene il suo lavoro. Non si \u00e8 mai considerato n\u00e9 un eroe n\u00e9 un infame. Ma la famiglia, quel che ha dovuto passare la famiglia, non pu\u00f2 essergli passato facilmente sulla coscienza. &#8220;Quello \u00e8 stato il momento pi\u00f9 duro per la mia vita. Quando la taglia sulla mia testa \u00e8 stata estesa alla mia famiglia, e i miei familiari hanno dovuto farsi nuove identit\u00e0, e trasferirsi altrove. S\u00ec, mi sono sentito in colpa, perch\u00e9 non \u00e8 una vita normale. Mai. Quando incontri nuova gente non puoi fare alcuna conversazione che riguardi il tuo passato, chi eri, cosa hai fatto. \u00c8 dura per la famiglia. E questa situazione ha messo pi\u00f9 costrizioni a loro che a me. Anche perch\u00e9 io so prendermi cura di me stesso&#8221;. Gli chiedo se abbia cercato di salvaguardare la sua memoria.<\/p>\n<p>&#8220;La prima cosa che ho fatto \u00e8 stata quella di lasciare a qualcuno il racconto della mia verit\u00e0, cos\u00ec che se mi fosse successo qualcosa, ci sarebbe stata una persona in grado di restituirla. C&#8217;era un agente dell&#8217;Fbi cui avevo raccontato tutto. Era un mio amico. Ero amico anche del giudice Falcone&#8221;.<\/p>\n<p>Poi \u00e8 Joe che inizia a farmi le domande. Dice che fatica a immaginarsi una lotta antimafia con speranze di vincere in Italia. Si rende conto che oggi da noi la mafia \u00e8 ancora pi\u00f9 potente di quella che lui ha conosciuto ai tempi in cui era Donnie Brasco, quando i clan americani avevano agganci politici e controllavano oltre alla droga anche i trasporti, il business dei rifiuti e l&#8217;edilizia, tutte le ramificazioni che hanno continuato a coltivare e rafforzare qui. I boss italiani sono titolari di imprese, molti capizona hanno la laurea, i loro profili sono molto alti. \u00c8 quasi sconvolto da questa ferocia borghese delle organizzazioni italiane. &#8220;Sai, i mafiosi americani sono gangster, sono considerati gangster e loro stessi si vedono come tali: partono dalla strada, come criminali comuni, e poi salgono i gradini dell&#8217;organizzazione. Solo nei classici del cinema li vedi fare la parte del businessman. Si sentono fuori dalla societ\u00e0 &#8216;normale&#8217;, una casta a parte. Qui invece so che ci sono dottori e avvocati che ne fanno parte&#8221;.<\/p>\n<p>Joe ha tentato di smontare il mito mafioso nelle sue relazioni di quando era Donnie Brasco. &#8220;Da noi gran parte dei mafiosi non si costruiscono ville e palazzi. La loro vanit\u00e0 si concentra sui vestiti, sulle macchine, sulle donne che frequentano. Non era difficile smontarli, non sono come i boss italiani che costruiscono la loro leggenda. Solo Gotti ha fatto cos\u00ec in Usa&#8221;. Detta da Joe, la cosa impressiona. Mi chiedo fino a che punto la mafia italoamericana sia stata attaccabile anche perch\u00e9 non ha mai sovrapposto la realt\u00e0 al cinema, mentre la nostra ha seguito Hollywood, non solo facendosi costruire ville identiche, ma soprattutto volendo realizzare quei sogni di grandezza e di potere. E ci \u00e8 riuscita. Non \u00e8 possibile mentre si discute di questo non parlare dei &#8216;Soprano&#8217;s&#8217;, il telefilm che sembra aver cambiato il corso della storia televisiva e dell&#8217;immagine mafiosa negli Usa e in mezza Europa.<\/p>\n<p>&#8220;In America la mafia la conoscono solo nelle citt\u00e0 pi\u00f9 grandi, come Chicago e Detroit, perch\u00e9 le attivit\u00e0 mafiose si concentrano nelle aree industrializzate. In altre aree degli Stati Uniti &#8211; come nel Sud &#8211; l&#8217;influenza mafiosa non c&#8217;\u00e8, perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 l&#8217;industria. Quindi possiamo dire che la ragione del suo grande successo da noi \u00e8 che la gente era affascinata da qualcosa che spesso non conosceva, e dalla possibilit\u00e0 di vedere in tv il lato &#8216;buono&#8217; della famiglia mafiosa, per quanto violenta e corrotta, che nessun&#8217;altra trasmissione aveva mai fatto vedere.<\/p>\n<p>A me piacciono i Soprano&#8217;s, ma gli italoamericani si arrabbiano troppo, negli Usa ci sono organizzazioni nate apposta per tutelare l&#8217;immagine degli italoamericani. Pu\u00f2 sembrare paradossale, ma negli Stati Uniti \u00e8 molto comune, quando qualcuno ti incontra e scopre che sei italiano, sentirsi fare commenti tipo &#8216;allora sei membro della mafia&#8217;. Questo non lo sopporto&#8221;.<\/p>\n<p>Gli racconto un episodio che lo riguarda: &#8220;Una volta un boss napoletano ha detto che Joe\u00a0Pistone era diventato Donnie Brasco facendo fessi i Bonanno perch\u00e9 non aveva la faccia da mafioso, bens\u00ec da vero uomo. Invece gli amici dicevano, per prendermi in giro, che per me non c&#8217;erano speranze, con la faccia che mi ritrovo&#8221;. Joe ride: &#8220;Penso che a cose fatte \u00e8 buffo che i boss sentano di dover ricorrere a queste scuse per giustificarsi. Li ho fregati e basta. Non ci sono scuse&#8221;.<\/p>\n<p>Fregati e basta. Non per la faccia, ma per le altre qualit\u00e0 di cui mi accorgo di pi\u00f9, pi\u00f9 la serata si rilassa e Joe Pistone continua a riempirsi il bicchiere. Joe sa squadrare le persone che ha davanti, le pesa con lo sguardo, ti vede i dettagli, sembra quasi che possa comprendere quando ti sei tagliato l&#8217;ultima volta le unghie e se nel portafogli porti dei santini.<\/p>\n<p>Mi guarda, mi chiede della piastrina militare che porto al collo: &#8220;Dei paracadutisti vero?&#8221;. Poi vuole sapere: &#8220;Come mai indossi quei tre anelli?&#8221;. Cerco di spiegargli che \u00e8 una vecchia usanza delle mie parti che porto pi\u00f9 per tradizione che per credenza. Tre come Padre, Figlio e Spirito santo. &#8220;Bello&#8221;, mi dice. Anche a Joe piacciono i simboli da portare addosso. Lui mi mostra il Claddagh Ring, un simbolo irlandese di amicizia ed amore, un anello che condivide con la moglie. Sono sempre i dettagli che ti mostrano quanto la realt\u00e0 sia superiore alla fantasia e fanno intuire quanto sia pi\u00f9 grande di Johnny Depp questo signore ormai attempato, rubizzo e con la pancia. Come questa fede celtica, qualcosa che non c&#8217;entra nulla con Donnie Brasco e con tutto l&#8217;immaginario italo-americano, scelta per testimoniare il legame con la donna che gli \u00e8 rimasta accanto tutta la vita, nonostante tutto.<\/p>\n<p>Joe Pistone si alza. Abbiamo finito. Mi abbraccia fortissimo, raccogliendo le mie spalle nelle sue braccia poi tira fuori una macchina fotografica. Stefano stacca il registratore, si asciuga il sudore, anche lui abbraccia Joe. Poi si prende la macchina fotografica di Joe e inizia a metterci in posa. Io e Pistone sembriamo una coppia di turisti alticci. Anzi uno zio d&#8217;America che \u00e8 venuto a trovare il nipote. Non ci curiamo pi\u00f9 di non dare nell&#8217;occhio, ci alziamo nella sala del ristorante e iniziamo con i flash per scattare foto ricordo, di quelle orribili, ma capaci di fissare un momento troppo importante per badare alla bellezza delle immagini. Un clima strano, divertito, sereno. Joe indossa cappello e cappotto e se ne va. Ci riabbracciamo e mi dice guardandomi negli occhi: &#8220;Continuate, qui in Italia, c&#8217;\u00e8 tutto da fare, siamo all&#8217;inizio&#8221;. Continuiamo. Promesso, Donnie, promesso Joe.<\/p>\n<p>(<em>L&#8217;Espresso, 4\/2\/2008<\/em>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Roberto Saviano, L&#8217;Espresso \u00a0 PRIMO PIANO \/ Rompere il rapporto tra cosche e politica. Distruggere il fascino dei boss. E combattere l&#8217;asse Italia-Usa. Questa la strategia con cui l&#8217;Fbi ha neutralizzato i clan. Spiegata da Joe Pistone, l&#8217;agente segreto immortalato da un grande film. Colloquio con Joe Pistone alias Donnie Brasco.<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[],"tags":[49,22,39,50,20],"class_list":["post-44","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","tag-crimine-organizzato","tag-storie-di-copertina","tag-lespresso","tag-politica","tag-societa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.stefanopitrelli.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.stefanopitrelli.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.stefanopitrelli.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.stefanopitrelli.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.stefanopitrelli.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=44"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.stefanopitrelli.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":702,"href":"https:\/\/www.stefanopitrelli.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44\/revisions\/702"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.stefanopitrelli.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=44"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.stefanopitrelli.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=44"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.stefanopitrelli.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=44"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}