{"id":68,"date":"2008-09-26T12:00:49","date_gmt":"2008-09-26T10:00:49","guid":{"rendered":"http:\/\/lnx.pitrelli-delvecchio.com\/?p=68"},"modified":"2008-09-26T12:00:49","modified_gmt":"2008-09-26T10:00:49","slug":"a-scuola-il-piatto-piange","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.stefanopitrelli.com\/?p=68","title":{"rendered":"A scuola il piatto piange"},"content":{"rendered":"<p><em><a href=\"https:\/\/www.stefanopitrelli.com\/wp-content\/uploads\/2008\/10\/a-scuola-il-piatto-piange1.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.stefanopitrelli.com\/wp-content\/uploads\/2008\/10\/a-scuola-il-piatto-piange1.jpg\" \/><\/a><\/em><\/p>\n<p><em>ATTUALITA\u2019 \/ I tagli dei Comuni. Quelli della Gelmini. E i bambini restano senza mensa.<\/em><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 10pt\" class=\"MsoNormal\"><font face=\"Calibri\"><span><\/span><\/font><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Immagina di dover tornare dal lavoro ogni giorno per far da mangiare a tuo figlio, o di doverti pagare una babysitter, perch\u00e9 la mensa scolastica non c\u2019\u00e8. Poteva avere un senso un paio di generazioni fa, ai tempi degli \u201cangeli del focolare\u201d e dei grembiulini. Ma si sa, a questo governo la scuola piace cos\u00ec: vintage. Fra i tagli all\u2019Ici e quelli previsti agli insegnanti, per alunni e scolari si paventa un ritorno al panino da casa. Altro che educazione alimentare, menu etnici e cibo biologico.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, se ai sindaci orfani dell\u2019Ici (e in perenne attesa delle compensazioni statali) alla fine non resta nulla in cassa, da qualche parte dovranno pure andare a tagliare. Sulle mense, per l\u2019appunto. Cos\u00ec accade che a Genova prima dell\u2019inizio dell\u2019anno scolastico la giunta comunale decida di tagliare circa 130mila pasti in tre mesi, da ottobre a dicembre. Il che avrebbe voluto dire costringere i bambini a portarsi un panino, o a tornare a casa per pranzo, una volta a settimana. Con contorno di tagli ai cibi biologici (tanto i bambini frutta e verdura non li mangiano, si era detto). C\u2019\u00e8 stata una sollevazione popolare. \u201cNon ci voleva molto a immaginare che i genitori si sarebbero ribellati\u201d, commenta Giovanni Faedi, esperto in sistemi formativi, \u201cin fondo il pasto a scuola \u00e8 un pezzo forte dei comuni. Difficile rinunciarci\u201d. E infatti a Genova hanno dovuto fare dietro-front, ripristinando il servizio (biologico incluso) e andando a tagliare altrove.<\/p>\n<p>Spostandoci da Nord a Sud, da una metropoli a una cittadina, per i sindaci il problema non cambia. A Modica, 20 chilometri da Ragusa, per non lasciare a stomaco vuoto i bambini hanno dovuto alzare le rette, \u201cdalla fascia 60 centesimi-3 euro dell\u2019anno scorso a quella 1-3,5 euro di quest\u2019anno: siamo stati costretti\u201d, lamenta Antonio Calabrese, assessore all\u2019istruzione: \u201c\u00c8 un aumento che ci permette di coprire appena un terzo dei costi delle mense. Per risparmiare ancora pensiamo di andare a prendere frutta e verdura direttamente dai contadini. Il fatto \u00e8 che per il nostro comune le entrate dell\u2019Ici erano fondamentali\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 di un miliardo e mezzo il debito che lo Stato oggi ha nei confronti dei Comuni, di cui 500 milioni riguardano proprio la soppressione dell\u2019imposta sugli immobili. E la stretta pone i sindaci italiani di fronte a scelte drastiche. Come succede ad Alessandria, dove la mensa sono gi\u00e0 pronti a privatizzarla. \u201c\u00c8 un servizio reso alla comunit\u00e0, quello dei pasti scolastici, ma l\u2019amministrazione ha difficolt\u00e0 a gestirlo in modo efficiente e redditizio\u201d, ammette Paolo Ansaldi, capo di gabinetto del sindaco, \u201cin questa stagione in cui viene chiesto rigore ai comuni abbiamo bisogno di non appesantire le nostre casse. E magari laddove \u00e8 possibile di rientrare delle spese sostenute\u201d. Cos\u00ec la Aristor, societ\u00e0 partecipata che si occupa delle mense, verr\u00e0 presto venduta al miglior offerente. Anche \u201cper colpa\u201d della manovra triennale di Tremonti. \u201cNell\u2019ultima Finanziaria\u201d, spiega Ansaldi, \u201c\u00e8 previsto che entro il 2010 tutte le societ\u00e0 comunali che forniscono servizi dovranno cedere la concessione, che sar\u00e0 poi messa a gara. Noi abbiamo preferito anticipare i tempi\u201d.<\/p>\n<p>Se ad Alessandria si anticipano i tempi, a Roma si torna indietro. E l\u00ec dove una volta al mese c\u2019erano menu studiati a posta per venire incontro ai bimbi stranieri, da oggi ci saranno solo quelli, pi\u00f9 nostrani, regionali. Addio agli onerosi menu etnici e al cous cous: \u201cI bambini non mangeranno solo specialit\u00e0 del Lazio, ma di tutto il Paese\u201d, rassicura Laura Marsilio, assessore alla Scuola, \u201cuna scelta volta a promuovere la cultura gastronomica italiana, nonch\u00e9 la dieta mediterranea\u201d. Nelle 700 mense scolastiche romane, poi, stando all\u2019assessore il denominatore comune sar\u00e0 un cibo pi\u00f9 semplice (e pi\u00f9 economico): pi\u00f9 spaghetti al pomodoro e meno polpettine di coniglio. Insomma, quello che i bambini non lasciano nel piatto. Un\u2019inchiesta di Altroconsumo evidenzia come ogni anno vadano sprecati quintali di frutta, verdure e pescato: mele, fagiolini e merluzzo sono in cima alla lista dei cibi meno desiderati dai bambini (vedi box). E meno sprechi fanno contemporaneamente felici mamme, maestre e casse comunali.<\/p>\n<p>Fin qui i problemi causati dalla stretta del Tesoro sulle entrate comunali. Poi arrivano i problemi causati dalla stretta del Tesoro sul ministero dell\u2019Istruzione. Per obbedire agli ordini di Tremonti, con la riforma del maestro unico Mariastella Gelmini sta per dare a sua volta un colpo mortale alle mense scolastiche. \u201cIl ministro si sforza di cucire un abito pedagogico a quello che \u00e8 solo un piano di rientro preparato dal ministero dell\u2019Economia\u201d, contesta Francesco Scrima, segretario generale Cisl Scuola. \u201cLa sua non \u00e8 una riforma, riformare significa cambiare ci\u00f2 che non funziona, mentre quello che sta facendo va a guastare ci\u00f2 che funziona\u201d. Incluse, per l\u2019appunto, le mense. Il salto da tre insegnanti e tempo pieno (40 ore settimanali) al maestro unico con le sue 24 potrebbe sancire dal prossimo anno scolastico la fine di questo servizio. \u201cVentiquattro ore per sei giorni significa quattro ore al d\u00ec\u201d, spiega Luisella De Filippi della segreteria nazionale Flc-Cgil, \u201ci bambini entrerebbero a scuola alle nove per uscire alle tredici. La mensa non avrebbe pi\u00f9 senso\u201d. A meno che i singoli comuni non decidano di offrire un servizio di doposcuola, con altri insegnanti che aiutano i bambini a fare i compiti. Ma anche in questo caso i genitori che lavorano non potrebbero dirsi salvi. \u201cSe i docenti finiscono\u00a0 di lavorare all\u2019una non potranno assistere i bambini a tavola, come invece succede oggi\u201d, sottolinea Maria Domenica Di Patre, vice coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti, \u201ce se mancano i docenti la mensa non si pu\u00f2 fare\u201d. Cos\u00ec come se mancano i bidelli: \u201cIl taglio previsto del 17 per cento in tre anni al personale Ata avr\u00e0 un impatto consistente \u2013 avverte Massimo Di Menna, segretario generale Uil Scuola \u2013 e render\u00e0 difficile garantire il funzionamento delle strutture\u201d.<\/p>\n<p>Anche in questo caso, dunque, alla mamma o al pap\u00e0 lavoratore non rester\u00e0 che affidarsi a baby sitter. O iscrivere il figlio a una scuola privata. E qui, altri soldi che se vanno: nel primo caso la spesa mensile \u00e8 fra i 448 e i 640 euro; nel secondo fra i 440 e i 520. Una bella botta per le famiglie italiane. Lo sanno bene all\u2019Anci, dove \u2013 temendo l\u2019ira dei genitori \u2013 fanno appello alla Gelmini affinch\u00e9 salvi il tempo pieno. \u201cIn un\u2019audizione parlamentare abbiamo avuto segnali d\u2019apertura\u201d, racconta Daniela Ruffino, presidente della commissione istruzione Anci, \u201cci aspettiamo che anche l\u2019anno prossimo per i bambini la scuola finisca alle quattro e mezza e non prima\u201d. Speranza non infondata, visto che per la \u201criforma Gelmini\u201d tra il dire e il fare c\u2019\u00e8 ancora di mezzo l\u2019iter parlamentare.<\/p>\n<p>Il problema, per\u00f2, non \u00e8 solo economico quanto educativo. E da due punti di vista diversi. Innanzitutto \u00e8 una questione di \u201cstare insieme a tavola, seguire regole di comportamento, rispettare il bambino vicino, e ascoltare l\u2019insegnante\u201d, spiega la Di Patre. Ma a tavola all\u2019educazione sociale si lega quella alimentare. \u201cIl ruolo dell\u2019insegnante \u00e8 basilare: se la maestra per prima non mangia, i bambini si sentono autorizzati a fare lo stesso\u201d, rileva Silvana Mazza, esperta di nutrizione scolastica dell\u2019Asl di Milano. Nella stessa direzione vanno i consigli di Altroconsumo, che durante l\u2019inchiesta ha potuto toccare con mano il ruolo dei maestri a tavola: in alcune scuole le maestre mangiano fianco a fianco con i bambini, scoraggiando i troppi bis di primo, e incoraggiandoli ad assaggiare le verdure e la frutta. Magari bio, come accade nei due virtuosi comuni veneti e nei quattro marchigiani che hanno ricevuto il premio \u201cItalia a tavola\u201d conferito dal Movimento difesa del consumatore e Legambiente. Un riconoscimento per aver fornito \u201cpasti nutrizionalmente validi, graditi, e da agricoltura biologica di origine italiana\u201d. Nobili sforzi, Gelmini permettendo.<\/p>\n<p>(<em>L\u2019Espresso, 26\/9\/2008<\/em>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ATTUALITA\u2019 \/ I tagli dei Comuni. Quelli della Gelmini. 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