{"id":744,"date":"2012-09-26T12:00:31","date_gmt":"2012-09-26T10:00:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.stefanopitrelli.com\/?p=744"},"modified":"2014-03-12T14:37:52","modified_gmt":"2014-03-12T13:37:52","slug":"la-finanza-ha-il-vizio-del-fumo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.stefanopitrelli.com\/?p=744","title":{"rendered":"La finanza ha il vizio del fumo"},"content":{"rendered":"<p><strong>Stefano Pitrelli, <a href=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/attualita\/cronaca\/2012\/09\/26\/news\/la-finanza-ha-il-vizio-del-fumo-1.46884\" target=\"_blank\">L&#8217;Espresso<\/a>\u00a0&amp;\u00a0<\/strong><strong><a href=\"https:\/\/www.stefanopitrelli.com\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/Tabaccologia1-2_2012.pdf\">Tabaccologia<\/a><\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" itemprop=\"image\" style=\"line-height: 1.5;\" title=\"La finanza ha il vizio del fumo\" alt=\"La finanza ha il vizio del fumo\" src=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/polopoly_fs\/1.46881.1379602120!\/httpImage\/image.jpg_gen\/derivatives\/articolo_648\/image.jpg\" width=\"510\" height=\"236\" \/><em style=\"line-height: 1.5;\">INCHIESTA \/ Sono in crescita gli azionisti che corteggiano le bionde: dalle banche alle assicurazioni aumenta il numero di chi investe sul<\/em><\/p>\n<p><em>mercato del tabacco. Alla faccia dei decreti di Balduzzi.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><!--more-->Banche, assicurazioni e societ\u00e0 di risparmio gestito fra le pi\u00f9 importanti del nostro paese guardano alla sigaretta, soprattutto in tempo di crisi, come a un bene rifugio. I privati ci guadagnano, e lo Stato pure: il giro d\u2019affari generato in Italia dalle vendite dei prodotti a base di tabacco \u00e8 stimato nel 2011 a circa 19 miliardi di euro, di cui 14 miliardi di entrate fiscali. Ma per gli investitori-fumatori non c\u2019\u00e8 controindicazione: alla salute dei loro portafogli azionari puntare sulla stecca non pu\u00f2 che fare bene. La fila di broker col cedolino in mano viene fotografata da una tabella realizzata dalla\u00a0<a href=\"http:\/\/thomsonreuters.com\/\">Thomson Reuters<\/a>\u00a0per l\u2019Espresso. Dalla\u00a0<a href=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/dettaglio\/\/2191628\">tabella<\/a>\u00a0salta agli occhi il tabagismo silenzioso di una buona parte della nostra finanza. Silenzioso forse perch\u00e9 politicamente controverso, come ha dimostrato il ministro Renato Balduzzi con le sue multe da duemila euro per i tabaccai che vendono ai minori. Quanti per\u00f2 di quei risparmiatori italiani che s\u2019arrabbierebbero sorprendendo un figlio a fumare ignorano di avere azioni alla nicotina nel proprio bouquet?<\/p>\n<p>I signori dei tabacchi<\/p>\n<p>Sergio Marchionne lo ha capito da tempo, che una sigaretta \u00e8 per sempre. Come noto, il manager canadese della Fiat siede nel board della Philip Morris, mentre sulla poltrona al suo fianco c\u2019\u00e8 Robert Polet, presidente della Safilo Group, i fabbricanti d\u2019occhiali padovani. La Philip Morris \u00e8 per l\u2019appunto uno dei\u00a0 grandi player che in Italia si spartisce il grosso del mercato, insieme a British American Tobacco, Japan Tobacco e Imperial Tobacco, monopolizzando non solo le abitudini dei fumatori italiani, ma anche l\u2019attenzione degli azionisti che corteggiano le \u2018bionde\u2019.<\/p>\n<p>Ma iniziamo dal mondo delle assicurazioni, che da un lato ti vendono polizze sulla vita, dall\u2019altro investono in ci\u00f2 che \u201cnuoce gravemente alla salute\u201d. Si parla di nomi del calibro di Gruppo Generali, nella cui galassia gravitano diverse societ\u00e0 di risparmio gestito che scommettono sulle sigarette. Nel fondo \u201cAnima Europa\u201d di Anima Sgr, ad esempio, almeno fino agli inizi di settembre Bat si collocava fra i primi dieci titoli nel portafoglio (attualmente, ci tengono a sottolineare dall\u2019azienda, il suo peso \u00e8 inferiore all\u20191,5). La stessa Generali Asset Management investe in Philip Morris (fonte: PMI). E insieme a Generali, poi, troviamo i colleghi di Allianz.<\/p>\n<p>Scorrendo la lista degli shareholder italiani si incontrano soprattutto banche di varia grandezza. A livello nazionale ci sono Unicredit e Intesa, Mediolanum e Banca Sella, Bnp Paribas, Ubi Banca e Bancoposta Fondi. \u00abNoi collochiamo Philip Morris solo in misura minima &#8211; precisano anche da Bancoposta &#8211; e comunque facciamo solamente una gestione di fondo. La selezione di singoli titoli \u00e8 un aspetto curato da Pioneer Investment\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Di banche \u201ctabagiste\u201d, infine, se ne trovano tante anche nelle realt\u00e0 locali: Banco Desio e della Brianza, Banco Popolare, Carige, Credit Suisse, Gruppo Credito Emiliano e Banca Popolare dell\u2019Emilia Romagna. Insomma, che tu sia cliente di una grande banca con filiali all\u2019estero, correntista di un banco popolare, o che abbia un conto allo sportello dell\u2019ufficio postale, con tutta probabilit\u00e0 il tuo promoter di fiducia ti offrir\u00e0 una sigaretta con la stessa facilit\u00e0 con cui ti propone &#8211; ad esempio &#8211; Apple piuttosto che Coca-Cola. Per il semplice fatto che sugli scaffali del supermercato della finanza sono prodotti che stanno uno a fianco all\u2019altro.<\/p>\n<p>Caso curioso e a parte, \u00e8 senza dubbio quello del Monte dei Paschi di Siena: una sua fiduciaria si limita ad amministrare (come rimarcano a Mps) il 50 per cento della propriet\u00e0 di una fabbrica sarda di sigarette, la Safolla Srl. Con un brand che pi\u00f9 local non si pu\u00f2, \u201cS\u2019Isula\u201d, e un tabacco che per\u00f2 &#8211; come ha segnalato all\u2019Antitrust il Movimento Difesa del Cittadino &#8211; di sardo al momento ha ben poco, essendo\u00a0<a href=\"http:\/\/www.mdc.it\/it\/comunicazione\/salastampa\/comunicatistampa\/maggio2012\/tabacco_2012.html\">marchigiano<\/a>.<\/p>\n<p>Il barile, il lingotto e la stecca<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Che le sigarette, oltre a \u201cnuocere gravemente alla salute\u201d, facciano bene a chi investe \u00e8 un dato che salta agli occhi. Ce lo dice Jonathan Fell, analista di mercato della Deutsche Bank AG, motivandoci l\u2019attrazione fatale delle multinazionali big tobacco: \u00abLa maggiore attrattiva esercitata da queste aziende sono evidentemente i guadagni: solidi, stabili e soprattutto costanti. S\u00ec certo, si risente dell\u2019influenza di quegli aspetti considerati \u201cnegativi\u201d, cio\u00e8 una maggiore consapevolezza dei danni del fumo da parte della gente e l\u2019approvazione da parte dei singoli paesi di leggi contro il fumo pi\u00f9 rigide. Ma la loro crescita \u00e8, e resta, una delle migliori sul mercato: l\u20198-9 per cento ogni anno, con in pi\u00f9 dividendi del 4-5 per cento. E questo non cambier\u00e0 nel lungo periodo\u00bb. Quindi la stecca \u00e8 un bene rifugio. \u00abCertamente s\u00ec. La crisi incide anche qui, ma molto meno che negli altri business. La loro base dei profitti non ha fatto altro che aumentare in quarant\u2019anni. E poi se si fuma di meno, possono sempre alzare il prezzo e guadagnarci comunque. Perch\u00e9 hanno il potere di farlo\u00bb.<\/p>\n<p>Il punto \u00e8 chiarito ulteriormente da Silvia Tiezzi, visiting professor alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh, che studia proprio il consumo di beni particolari come il tabacco: \u00abDa queste parti li chiamano \u201csin goods\u201d, beni del peccato. Io mi occupo in particolare di ci\u00f2 che d\u00e0 dipendenza o formazione d\u2019abitudine. E obiettivamente c\u2019\u00e8 un po\u2019 di malizia, o quanto meno un eccesso di pragmatismo, da parte di chi investe in questo tipo di mercato. Chi punta sulle sigarette, infatti, sa bene che si tratta di beni che creano assuefazione, perch\u00e9 come per i bevitori, c\u2019\u00e8 uno zoccolo duro di fumatori che non viene per niente intaccato da alcun tipo di politica. Quindi se ci investi sai anche che il profitto magari potr\u00e0 ridursi, ma non verr\u00e0 mai annullato\u00bb. Soprattutto in tempo di crisi.<\/p>\n<p>Il rischio (non) fumo<\/p>\n<p>Nonostante tutto, per\u00f2, quando poi ascolti l\u2019industria del tabacco, l\u2019ottimismo degli analisti di settore sembra un po\u2019 sfumare. Parola di Philip Morris Italia: \u00abNegli ultimi anni il calo del volume di vendite di sigarette \u00e8 stato di circa il 2 per cento annuo. E adesso, fra crisi, Iva e illecito, ha raggiunto il 7. Oltretutto la Commissione europea sembra puntare al pacchetto standard, anonimo nel formato e nella grafica, che evidentemente favorir\u00e0 l\u2019illecito. Oltre che al divieto d\u2019esposizione nelle tabaccherie e alla proibizione di ingredienti necessari alle sigarette \u201cAmerican Blend\u201d, le pi\u00f9 diffuse in Europa. Questi provvedimenti colpiranno duramente ed esclusivamente la filiera del tabacco, che in Italia impiega pi\u00f9 di 200 mila persone\u00bb. Cos\u00ec, ancora una volta, in Italia rispunta il dilemma fra lavoro e salute.<\/p>\n<p>(<em>L\u2019Espresso, 26\/9\/2012<\/em>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stefano Pitrelli, L&#8217;Espresso\u00a0&amp;\u00a0Tabaccologia INCHIESTA \/ Sono in crescita gli azionisti che corteggiano le bionde: dalle banche alle assicurazioni aumenta il numero di chi investe sul mercato del tabacco. 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